—Dimmi piuttosto, come potrà spiegarsi meco?
La vecchia non seppe rispondere; gli occhi limpidi della fanciulla avevano una purità insostenibile.
—Dimmelo, Rosa: questo è il grande momento della vita per me. Tutto quanto ho imparato, tu che mi credi dotta, non mi serve a nulla davanti al problema, che sta per risolversi. Anche la mamma ha dovuto morire di un tradimento; tu devi capirlo bene, che ho bisogno di saperlo. Se l'amore degli uomini è così naturalmente diverso dal nostro, la colpa non è loro…. Ma dimmelo…. Questa notte ho sempre pensato alla mamma; non mi sono potuto sottrarre all'idea che, anche lei, sia stata tradita.
—Tu sei ancora troppo piccina; queste cose si sanno solamente dopo.
—No, Rosa: ho bisogno di saperlo. La mamma è morta di dolore…. tradita, anche lei?
—No.
—Giuralo.
—Te lo giuro.
—Perchè dunque è morta di amore? Si può morire della sua gioia?
Adesso la vecchia era malcontenta; anch'essa ricadde in una meditazione. Aveva quasi settant'anni, ma così curva e grinzosa li portava tuttavia abbastanza bene. La sua fronte di un colore di terra cotta, a larghe macchie, pareva spiegazzata: la bocca le era rientrata violentemente dentro le gengive deformando le linee, forse una volta belle del naso e del mento, ma sotto l'imperturbabilità della sua maschera antica s'indovinava ancora un cuore buono. Parlava lentamente, senza gestire, con voce bassa, che certe volte pareva un'eco. Da moltissimi anni era rimasta sola, poi aveva fuso la propria vita con quella di Bice disputandola, giorno per giorno, alla morte con la stessa energia di contadina, colla quale ella medesima se ne difendeva.