—E un corpo troppo debole: una cosa dipende dall'altra.
—Sapete perchè non viene stasera con noi?
—Lo immagino, ma forse verrà più tardi.
—Purchè non pianga! Negli organismi come il suo, il pianto è un disastro; si squilibria tutto il sistema nervoso, e lo stomaco si stanca in contrazioni inutili.
La contessa Ginevra girò lo sguardo sugli altri. Non erano molti; la contessa Ghigi, una dama di cinquant'anni, ossuta, nerastra, pochissimo simpatica, e nullameno di una bontà che sarebbe stata poetica, anche senza il profondo sentimento religioso che l'animava. Portava dei mezzi guanti di seta nera, a rete, sulle mani gonfie dai geloni, e sui capelli ancora nerissimi e duri, bipartiti sulla fronte bassa, un tocco di velluto scuro, quasi malandato. Ella sedeva vicino ad un ometto vestito di un largo soprabito bigio, tutto rasato, con una testina giallognola illuminata da due occhi cilestri vivacissimi. Dirimpetto a loro un altro vecchio, calvo sino quasi alla nuca, col ventre a stento rattenuto da un corpetto in panno turchino a fiorami di seta, e una cravatta bianca al collo troppo grosso, appoggiava le mani poderose al tavolo, trastullandosi con un mazzo di carte.
All'occhiata della contessa Ginevra tutti guardarono il dottore con muta disapprovazione.
—Ecco che mi siete tutti addosso!—disse raddrizzandosi sulla schiena con uno scoppio di voce, mentre il suo viso si animava di una energia simpatica:—volete davvero la mia opinione? Mi disapproverete, so già prima quanto pretenderete di oppormi, perchè ho fatto la vostra diagnosi da un pezzo; ebbene, la mia opinione eccola: il tenente Lamberto ha ragione.
Questa affermazione era così enorme, che sul momento nessuno potè protestare; la contessa Ghigi ebbe per la prima come un gesto di spavento.
—Per voi io sono già condannato; non lo negate, contessa Maria, perchè non mi offendo di questa condanna, alla quale sono sicuro di sfuggire da un'altra porta: d'altronde so che pregate da molti anni per me, e che la vostra cattiva opinione sulle mie idee non v'impedisce di volermi bene come ad un amico. Contessa mia, e anche voi, Ginevra, avete torto: è il tenente Lamberto, che ha ragione.
—Affliggere la povera Bice!—intervenne il vecchietto tutto rasato, con una voce così sottile che si sarebbe creduta di una ragazza.