Invece del solito viaggio, Ada volle ritirarsi in campagna col babbo, per non lasciarlo solo. Questi, già disposto a difendere le proprie terre contro l'ingegnere, perchè tutti i giovani usciti di fresco dall'Università s'immaginavano, secondo lui, di capire la campagna, e a lasciarli fare invece la guastavano a furia di invenzioni scientifiche, fu tutto sorpreso dell'amorevole ed intelligente riserbo del genero. Quindi, per la prima volta, non tornarono in città per San Petronio. Il vecchio, naturalmente più avaro di anno in anno, finì quasi di vergognarsi che non gli si chiedesse mai danaro. Silvio scoperse le frodi di alcuni fattori e, mutando insensibilmente qualche maniera di coltura, riassunse l'amministrazione in modo da raddoppiarne quasi le rendite alla fine dell'anno. Per fortuna, anche l'annata era stata eccezionalmente prospera.
Quell'idillio in tre sarebbe stato il paradiso, ma Ada non diventava incinta, e il babbo se ne rammaricava, sebbene vedendola così rifiorita nei primi mesi del matrimonio, ne fosse stato tutto contento. Nemmeno Ginevra aveva figli.
—Ma che cosa è dunque?—proruppe una volta, in fin di pranzo, con quella grossolanità consentita ai vecchi, e talora così simpatica:—non si è più buoni a nulla? Non ho da morire nonno, io?
E il suo sguardo avviluppò la magra persona di Silvio, che sembrava deperire tutti i giorni. Eppure era felice! Questi sentì il rimprovero e se ne accorò, Ada ne pianse quasi. Infatti il loro amore senza la benedizione di un figlio cominciava a turbarli: strane paure, indefinibili rimorsi di non meritarla per quella colpa di aver forzato la volontà del padre, si destavano nella loro coscienza. Persino nella rinascente frenesia di quei trasporti d'innamorati, quando tutto il mondo spariva ai loro sguardi, qualche brivido gelato li faceva talvolta sussultare, quasi sentissero improvvisamente che la vita non poteva essere così perduta nella egoistica solitudine di un duetto d'amore.
Ma era destinato che il babbo non dovesse morir nonno.
Infatti nella primavera soccombette ad un colpo fulminante di apoplessia. Ada e Silvio, quantunque abituati a quella vita, furono sorpresi di non provare maggior dolore; ma siccome la dote di Ada saliva ora coi risparmi del vecchio a quasi seicentomila lire, ricchezza abbastanza considerevole in provincia per concedersi in due il lusso di qualche capriccio, partirono per Parigi. Quindi da Parigi passarono a Londra, discesero il Reno, visitarono il mezzodì della Russia sino a Costantinopoli, e di là ritornarono a Vienna, già stanchi, senza più quell'accordo perfetto, che aveva fatto del loro primo anno in campagna un poema squisito ed inedito. Silvio era triste. La superiorità economica della moglie lo umiliava, sebbene ella delicatamente mostrasse di non sentirla. A Vienna, sospettoso come tutti i poveri, aveva creduto di sorprendere nelle maniere di Ginevra quell'aria di protezione, che alle anime altiere è più dolorosa di un aperto dispregio; mentre il conte Ramponi, sempre segretario di ambasciata, trattandolo colla urbanità fredda imposta dalla educazione verso un parente, sembrava evitare studiatamente d'introdurlo negli alti circoli dell'aristocrazia. Ada aveva sorpreso più di una volta il marito sopra una poltrona colla bocca stirata dolorosamente agli angoli e la fronte torbida. Ne' suoi occhi azzurri, smisuratamente aperti, si allargava la tristezza di quegli immensi laghi americani, senza alberi e senza montagne all'orizzonte, nei quali il cielo solo rispecchia la propria vacuità. Allora ella lo abbracciava piangendo, ma quell'inesauribile amore di donna non bastava più a difenderlo nel suo rancore di vinto dall'umiliazione di riconoscersi mantenuto dalla moglie. Questa piaga segreta, sanguinante ad ogni più innocente allusione verso la fortuna del suo matrimonio, lo rendeva inquieto con tutti attirandogli, fra molte accuse di stravaganze, veri dispregi. Ma per accingersi a qualche opera importante, nella quale affermare il proprio valore, avrebbe dovuto pur sempre farsene prestare i capitali da Ada, e allora il ricordo di tutti gli insuccessi d'America tornava ad avvelenargli lo spirito con più atroci diffidenze. Esporsi a perdere la dote di Ada dopo essere sembrato così vile in faccia al mondo da sposarla solamente per quella! Ad accettare in qualche luogo un impiego secondario non avrebbe nemmeno potuto pensarci, giacchè ella se ne sarebbe doluta, mentre tutti i maligni invece avrebbero finto di crederla una sua esigenza: poi si sentiva esaurito. Era questa la più profonda angoscia, che cercava di nascondere al suo occhio amoroso. Nelle più cupe miserie da studente, quando lo sorprendeva il pensiero del suicidio guardando giù al canale da quella tetra cameretta, l'orgoglio dell'ingegno capace di conquistare il proprio posto nel mondo lo aveva sempre sostenuto: talora anzi nel balenìo di una osservazione sopra una qualche teorica, che a lui pareva di poter modificare, si era persino creduto un predestinato, esaltandosi colla facilità dei giovani a scontare nella gloria futura i primi patimenti. A trent'anni invece nulla più restava in lui dello studente così forte dell'ammirazione inspirata al vecchio zio e ai compagni.
I viaggi lo stancarono: egli non osava dirlo, ma Ada gli lesse negli sguardi appannati la noia suprema di chi non vuole più vedere, perchè nulla potrebbe più rinnovargli la primavera nell'anima. Quindi il suo cuore generoso raddoppiò d'amore per quell'amante così infelice di non essere degno di lei.
Una scena straziante galvanizzò ancora la loro passione.
—Ti ho ingannata…. oh, come son vile!—egli aveva esclamato un giorno scoppiando in pianto dirotto.
Invece di tornare a Bologna si chiusero in campagna; egli ammalò, Ada rimase finalmente incinta, ma questa letizia tanto sospirata si convertì in dolore, giacchè egli se ne afflisse dicendo che quella creaturina del loro amore desolato sarebbe anche più infelice delle altre. E il suo accento era così tetro, la sua convinzione così profonda, che Ada se ne sentiva rabbrividire. Anche la sua salute si alterò, la gravidanza si annunciava delle più laboriose. Egli in preda ad un pessimismo sempre più cupo non parlava quasi più guardando fiso il ventre grosso della moglie, come talora si guardano certi ammalati mostruosamente dolorosi, condannati a morire. Naturalmente la maldicenza li perseguitò anche in quel ritiro con falsi compianti per Ada, così bella e così buona da essersi legata ad un uomo di un carattere tanto bisbetico: egli lo capì, e peggio ancora ne convenne.