—Non la conoscete.
Ma non credeva ancora di essere amato. Quando finalmente se ne accorse, la nobile purezza di quell'affetto gli diede quasi una impressione di scoraggiamento: quella povera abbandonata veniva a chiedergli tutto l'amore del babbo e della mamma, che non aveva conosciuti, offrendogli innocentemente colla propria mano la più ricca dote della città.
La sua emozione fu così sincera che Bice ne provò il contraccolpo, ma non ne parlarono che molto dopo, come se si fossero già pienamente intesi in quell'attimo. Nessuno fece opposizione, meno la vecchia Rosa, che sembrò disapprovare mutamente; poi fu deciso che Lamberto andrebbe ugualmente all'Accademia di Modena, e sposerebbe Bice solamente dopo il secondo anno di reggimento. Intanto la cosa resterebbe segreta.
—Siete ancora liberi,—aveva detto la contessa Ginevra:—cinque anni sono lunghi.
—No,—rispose Bice, alla quale il matrimonio con Lamberto sembrava già conchiuso, dacchè le loro anime si erano intese.
Al momento di partire per Modena, Lamberto diede il primo bacio a Bice, sulla fronte, dinanzi alla zia Ginevra: Bice non pianse. La sua calma, che Lamberto ammirò come uno sforzo supremo della volontà, parve invece fredda a De Nittis, quantunque Bice diventasse dopo malinconica. Ella invece s'interrogava curiosamente: era dunque quello l'amore celebrato nei poemi, che seminava di tante tragedie la vita dell'umanità? Adesso che non era più sola, si sentiva egualmente fredda, senza nessuna di quelle febbri, alle quali aveva creduto di doversi attendere. Nullameno le prime lettere di Lamberto, calde della fraseologia solita a tutti gl'innamorati, provocarono in lei l'esplosione di sentimentalità ancora più eloquenti.
Come accade quasi sempre, il primo amore fu per Bice una fioritura letteraria. Lamberto lontano diventava il grande fantasma romantico della sua vita con tutti gli ornamenti dei drammi, che le erano rimasti più profondamente impressi; la sua immaginazione si compiaceva a seguirlo tra la folla di quegli alunni come un prescelto, cui la terribile gloria delle armi sorridesse già attraverso la letizia di quell'idillio ma, vedendolo la prima volta così vestito da collegiale, le parve quasi dolorosamente ridicolo. Invano Lamberto tentò di scherzare sulla goffaggine della propria uniforme, raccontandole quella vita di collegio colla simpatica ingenuità di un novizio: Bice non vi sentì invece che la pedanteria e la vacuità di una carriera, nella quale la divisa e il cavallo rappresentavano fatalmente tutto l'ideale. Nessuna grandezza di guerra, nessun lampo d'eroismo era più possibile; l'Accademia educava gli ufficiali come i seminari allevano i preti: una stessa volgarità burocratica in ambe le classi, e la medesima preoccupazione professionale.
Così passarono molti mesi.
Invece Lamberto in quella specie di esilio scolastico l'amò con passione crescente. Già si era accorto che il padre, sempre più incapricciato di quella ballerina, gli aveva consentito la scelta di tale carriera piuttosto per trarselo di fra i piedi che per riconoscerla buona; quindi Bice diventava il suo unico affetto nel mondo. Le loro lettere se ne risentirono; quelle di lei splendide di poesia si smarrivano talvolta in preziosità sentimentali, come in un compiacimento raffinato di analisi sopra sè stessa, mentre in quelle di lui, più semplici ed impetuose, vibravano spesso gli accenti veri del cuore. La vita di Bice però era sempre così calma. Allora occupava quasi tutto il giorno con Giorgi a provare qualche pezzo di musica, o a discutere la grande edizione delle sue opere, per la quale ella stessa aveva offerto i fondi necessari; ma Giorgi sorpreso dagli scrupoli degli artisti, che tardarono troppo ad affrontare il pubblico, non sapeva più come scegliere fra così ricca varietà di scritti, coordinandone la serie in modo, che esprimesse egualmente il progresso della sua arte e lo sviluppo della sua idea.
De Nittis persuaso da Bice a preporvi uno studio critico sulla musica sacra, in una specie di prefazione al primo volume, sorrideva di quelle incertezze.