—Per conquistare la gloria tu stai per perdere la fede: perchè ricorreggi, amico mio?

Giorgi tremava.

—La gloria è difficile.

—Essa è l'ultimo amore, ma forse tradisce anche più crudelmente degli altri. Perchè la folla ci amerebbe più di un individuo? Essa non ci indovina che al terrore o al piacere, di cui la facciamo fremere, ma non ci può comprendere che morti.

—Nemmeno voi finirete dunque la vostra Storia di Dio?

—Non avete mai voluto leggermene nulla,—intervenne Bice.

—A che pro? tu sei nel primo amore, io e Giorgi abbiamo oltrepassato l'ultimo.

Bice credette di sentire nelle parole di De Nittis una sottile punta d'ironia. Dubitava egli della sua passione per Lamberto o, credendovi, la pungeva di amare con passione sì riposata? Certo la sua anima non aveva ancora provato alcuna di quelle commozioni, che sembrano mutare la nostra composizione spirituale; anzi le musiche di Giorgi la lasciavano spesso estenuata per lunghe ore, collo spirito natante in una pienezza di beatitudine, che nessuna lettera di Lamberto aveva ancora potuto darle. Di che dunque parlava quella musica? A chi parlava? V'era qualcuno, cui rivolgersi così, e che potesse rispondere? Questo slancio verso Dio era forse l'ultimo sforzo dell'amore umano inappagato o tradito? Amleto sulla fossa di Ofelia aveva lanciato a Laerte una sfida trionfante persino della morte; la Sulamitide, errando per la notte in cerca del proprio bello, aveva destato colle grida tutta l'immensa città: era quello l'amore?

Qualche sera il suo sguardo studiava lungamente il viso della contessa Ginevra, florido e tranquillo nell'ombra dorata del paralume. Aveva ella amato il conte Ramponi, giacchè Bice non avrebbe potuto supporle altri amori? Eppure non lo ricordava più: quel marito era dunque ben morto per lei. Forse i libri mentivano dipingendo l'amore come una tempesta di fiamme, nella quale gli spiriti andavano consunti, mentre invece nella vita quasi tutta la gente aveva tempo d'invecchiare dopo essere passata attraverso molti amori, e spesso a più di un matrimonio. Un'amarezza pessimistica le stringeva quindi il cuore dinanzi a tale immutabile prosaicità, che le impediva di provare con Lamberto una sola di quelle estasi così ben descritte nelle liriche dei grandi poeti; ma forse anche per loro tutte quelle visioni e quei suoni erano saliti dolorosamente verso un mondo più alto, come s'innalzano indarno verso il sole gli effluvi della terra.

I mesi più dolci per Bice erano quelli del mare e della campagna: Prinetti aveva una masseria vicino alla loro villa, De Nittis arrivava spesso in visita restandovi per intere settimane, mentre il dottore compariva appena qualche volta a pranzo, sempre d'improvviso, per ritornare subito ai propri ammalati. In quella salute dei campi anche Bice rifioriva. Il suo temperamento forse un po' frigido, lungi dal turbarsi all'immensa suggestione amorosa di tutte le piante, pareva invece farvisi più limpido e soave. Due volte Lamberto venne in permesso da Modena senza che Bice se ne mostrasse alterata: anzi il suo contegno affettuoso ma calmo mise l'altro in soggezione. Che cosa era accaduto? Il loro matrimonio non era già stabilito? Quando il discorso vi cadeva per caso, Bice ne parlava come di cosa avvenuta, ed egli non sapeva come replicare. Nullameno una volta, le disse che era diventata fredda e lo amava meno.