La contessa Ginevra, seduta presso il dottore entro una larga poltrona in velluto amaranto, aveva abbassato la testa. Il suo volto di badessa conservava ancora una dolce serenità di comando, sebbene la bellezza non ne potesse più essere la ragione, ora che le guance le si erano così ingrossate, e il mento, appena diviso dal collo per un solco molle di carne, le appesantiva tutta la fisonomia. Ma i suoi occhi neri, larghi ed intelligenti in una tranquillità di luce autunnale, rendevano anche più dolce il sorriso della sua bocca impigrita, sul quale appariva tratto tratto una condiscendenza, quasi stanca, di bontà sopravvissuta a tutte le passioni. Solo le mani, bianche e vellutate come ai bei giorni, vibravano ancora delle nervosità improvvise ed irresistibili della donna. Il resto del suo corpo non aveva più forme femminili; ella s'abbandonava entro abiti larghi, senza voler resistere alla deformazione degli anni se non colla testa e colle mani, quello che ancora la gente poteva vedere in lei, e che forse avrebbe ammirato fino all'ultima ora. Dinanzi al camino un alto seggiolone di quercia, ricoperto di una bazzana a dorature, e una poltroncina in raso roseo parevano una cattedra ed una culla; e dietro di esse, ancora più alto, un candelabro d'argento reggeva una grossa palla, avvolta in una nuvola di fiori, dai quali filtrava una luce da altare. La contessa Maria disse:
—Che vada io nella camera, per tentare di condurla qui?
—Bice non è abbastanza devota.—ribattè il dottore,—per subire il fascino delle vostre spiegazioni. Le direste che il Signore, visitandola con questa afflizione, si è ricordato di lei, e questa, pel momento, non può essere una consolazione.
—Non le avrei detto così.
—Ma, un presso a poco.
—Avrei aspettato che ella parlasse: la carità deve saper ascoltare il dolore, se vuole consolarlo.
—La bestia sono io, contessa; le bigotte, che ho conosciute, m'imbrogliano sempre la bella conoscenza che ho di voi.
—Io non andrei,—disse Prinetti:—non so il perchè, ma fate a modo mio, non andate. Se Bice, che ci ama, vuol restar sola, significa che nessuno di noi può nulla per lei.
—Non ha nemmeno aperto la bella messa di Tchaikowski, che ho potuto ottenere per lei dal Liceo,—disse Giorgi.—Gasperini, il bibliotecario, ha fatto un mondo di difficoltà per prestarmela.
—Giocate dunque voi, dottore, con Prinetti, il vostro solito bezique.