—De Nittis ti dirà….—e il dottore, che stava per prorompere, si voltò verso la contessa Ginevra come per cercare una ragione di frenarsi:—che importa? Tutte sentimentalità, le quali non servono a nulla nella vita: la virtù non può consistere nell'astinenza dal momento che la fame è un difetto. Se non si avesse della moralità un concetto così falso, vi sarebbero meno infelici e fors'anche meno furfanti al mondo.
Quest'allusione colpì tutti.
—Voi, contessa Maria, che siete qui l'individuo più religioso, rispondete voi; che cosa è la virtù?
A questa domanda ella alzò gli occhi dalla calza:
—L'amore.
—Risposta di donna.
—No,—disse Giorgi:—è l'anima che risponde così.
—Non è vero,—gridò Ambrosi:—l'amore è una legge della natura, colla quale essa mantiene la vita. La virtù, giacchè parlate di anima, dev'essere più in alto, nell'intelletto, che comprende la natura e sa farle quindi la sua parte. Se la natura fosse in difetto colle proprie esigenze, la colpa sarebbe allora di Dio.
—Dottore!—gli si volse la contessa Ginevra.
—Non mi dite che bestemmio, perchè non ne avrei l'intenzione. Io affermo solo che l'amore, come dice la contessa Maria, non è più quello, che conosciamo noi medici, e che tu, Prinetti, devi aver visto in Africa, dove non vi sono misticismi. Volevo dir questo, dal momento che l'amore è spirituale, non dovrebbe essere geloso della natura e prendere per una infedeltà ciò che essa eseguisce nella propria infallibile incoscienza. Dammi il thè, Bice.