La fanciulla si avanzò verso di lui colla tazza in mano.
—Dà qua,—egli esclamò, strappandole quasi la tazza con una bruscheria, che trasse un sorriso sulle labbra di tutti.
Prinetti intervenne.
—Ho visto la sultana di Ghera morire di gelosia. Era brutta, ma sovrastava egualmente a tutte le sue compagne di harem, ed amava Seid-Minka, un giovane soldato, che sposò una prigioniera del Turnam. Ella morì prima che il sultano ingelosito la facesse squartare; invece tagliò egli stesso la testa a Seid-Minka con un colpo di scimitarra. L'amore è uguale dappertutto.
Il dottore scosse la testa.
Bice si accorgeva di essere disapprovata. Quindi tutto il coraggio accumulato dalla sua alterezza morale in quella rottura le venne meno improvvisamente: le parve di aver avuto torto nel respingere Lamberto per un fallo, nel quale l'anima non aveva partecipato. Che le restava ora? Tutti quegli amici e la zia Ginevra, già ritirati dalla vita, la guardavano come spesso un gruppo di vecchi marinai s'incanta contemplando sul mare; la loro virtù era di esperienza e d'indulgenza. Ella invece doveva ancora affrontare la vita. Servì in giro tutte le tazze, poi andò a sedersi sul solito sgabello presso il camino, nel quale ardevano ancora rossastramente alcuni tizzoni.
Giorgi e Prinetti le vennero vicino, il dottore aveva socchiuso gli occhi.
Giorgi fu il primo a parlare, ma quella sera sembrava quasi ammalato. La sua voce stridula aveva tratto tratto certi suoni profondi, che rendevano più tristi le sue parole.
—Avete voluto essere sola?—le chiese.
Bice gli rispose di no cogli occhi; egli fece uno sforzo per rattenere una confessione dolorosa.