La fanciulla fu la prima a reagire contro sè stessa. In quella impossibilità di parlare propose a Giorgi di aiutarla a dipanare alcune matassine di seta, delle quali si serviva per ricamare quel manipolo al parroco di Sasso. Prinetti stesso le aveva disegnato per questo alcuni meravigliosi fiori africani.
Bice andò ella medesima a prendere il piccolo telaio per mostrarglieli.
Infatti i loro calici di una vera bellezza orgiaca, screpolandosi sotto la pressione di un turgore febbrile, lasciavano spiovere i petali stancamente, coi pistilli tremolanti nei colori più vivi delle gemme. Giorgi si sentì turbato dinanzi alla voluttà spasimante di quei fiori.
—Non sono così, non sono così,—ripeteva Prinetti, ricorreggendoli nella propria memoria.
—Mi avete pur detto che il sole laggiù è un incendio.
Ma la sua faccia stessa si scomponeva.
—Prendete, Giorgi,—disse vivamente, gettandogli una matassina intorno alle palme congiunte.
La serata diventava sempre più triste, il dottore andò via presto, poco dopo anche Giorgi e Prinetti lo seguirono. Quando De Nittis entrò, le tre donne erano intorno al tavolo da giuoco ingombro di modelli in carta e di ritagli di mussolina.
—Ho trovato Marco Minghetti per via Farini,—-egli disse, quasi per scusare il proprio ritardo:—l'illustre uomo è molto malandato, forse non passerà la primavera.
Questa notizia impressionò la contessa Ginevra, che lo aveva molto conosciuto a Firenze.