—È un pezzo che non mangio più.
Bice non ebbe il coraggio d'insistere, quindi fece tutti gli sforzi per non piangere accompagnandolo sino all'uscio dello scalone: adesso sapeva che Giorgi aveva voluto sentir suonare da lei il proprio De Profundis. La sua commozione diventò così intensa che capì di non doverne parlare con alcuno.
Ma la sera interrogò abilmente il dottor Ambrosi nella propria camera. Questi lo visitava già in secreto da parecchio tempo, quando la moglie e la figlia erano fuori, senza averlo mai potuto persuadere ad abbandonare quella casa. Forse un sublime orgoglio di martire gli proibiva così di disertare il proprio posto, o una più dolorosa tenerezza lo affezionava a quello stambugio, nel quale aveva tanto sofferto da quindici anni, trasfondendo il secreto dei propri patimenti nel secreto più alto di una musica sacra. Al momento di morire sconosciuto tutte le condizioni della vita dovevano quindi parergli pressochè uguali: solamente quel terrore infantile ed invincibile della moglie gli durava ancora, mantenendolo nella stessa soggezione incondizionata, che la sua natura di sensitiva aveva sempre provato dinanzi a lei.
Ma Ambrosi non disse altro alla fanciulla.
—È dunque impossibile aiutarlo!—questa esclamò torcendosi le mani.
L'altro tacque.
Giorgi tornò ancora un'ultima volta con Prinetti, che essendo riuscito ad ammansire la moglie colle proprie maniere popolane, poteva andarlo a trovare quasi tutte le mattine; ma ogni soccorso sarebbe stato già indarno. Da molti mesi Giorgi moriva lentamente d'inanizione, non sorbendo oramai più che qualche cucchiaio di vino dalle vecchie bottiglie, che il dottore gli rinnovava tutte le mattine, perchè la moglie e la figlia ne bevevano il resto. Quindi Prinetti aveva dovuto suggerirgli di mandarne sei per volta, più di quanto le due donne potessero ingollarne anche ubbriacandosi. Giorgi s'era messo a letto, ma vi stava quasi sempre seduto, entro una vecchia giacca; il piccolo pianoforte verticale, di legno rossiccio, sorgeva all'altro lato presso la finestra.
—Ma se si offendessero di vedervi sempre qui!…—egli diceva tutte le volte a Prinetti tremando.
La malattia non fu lunga.
La sera dalla contessa Ginevra non si parlava d'altro; tutti erano desolati per l'impossibilità di poterlo confortare dopo che Prinetti imprudentemente aveva descritto loro quella casa immonda e quasi sempre deserta; ma Giorgi per un ultimo tragico pudore di artista avrebbe troppo sofferto nel ricevervi qualcuno. Moriva solo, nel deserto.