Ma in questo concetto troppo tragico ed ideale della vita naturalmente ogni bellezza era perita. Solo il volto come rivelazione dell'anima aveva potuto rimanere bello, mentre il corpo ammalato della propria carne si era mutato per lo spirito in uno istrumento di redenzione contro il peccato. Nel suo inconsolabile dolore la primitiva arte cristiana aveva chiuso occhi ed orecchi alla natura: tutto vi aveva espresso la morte, le chiese erano sotterra, le cronache sanguinavano di martirii, i dogmi non minacciavano che dannazioni. Poi al rallentarsi delle persecuzioni il tempio salito sulla terra era rimasto egualmente chiuso alla bellezza. I santi incollati come cadaveri sulle sue pareti parlavano con una scritta fuori delle labbra, il crocifisso era il loro tipo, e la morte sola il perchè della loro rappresentazione, mentre le vergini sporgenti da un sacco, segnato con uno sgorbio, non mostravano che i piedi e i visi piatti del pari. Perchè sarebbero state belle?
Ma la bellezza tornò.
Invano il pessimismo cristiano vantandosi di farne a meno, poichè la verità stava nel mondo dello spirito, dal quale Cristo era disceso per morire, aveva permesso per molti secoli alla morte di spiegare tutta la pompa della propria magnificenza, mentre lentamente e mutamente, come passano l'aria e la luce, la bellezza rientrava giorno per giorno nella religione dietro al trionfo della Maddalena.
Quindi l'amore umano ricominciò fra la vergine e il cavaliere entro un quadro più giocondo, ma con tutte le nostalgie dell'amore divino, per diventare a poco a poco il nostro amore moderno nella tragedia anche più inconsolabile di non poter essere casto, e di pretendere dal contatto delle carni quella fusione, che solo lo spirito può realizzare in sè stesso.
Con analisi fine ed animatrice De Nittis spiegava a Bice il formarsi del romanticismo, la cavalleria e i suoi codici d'amore, i poeti solitari, il dramma immenso del monachismo, e quella idealità data dalla Chiesa a tutti gli atti della vita fra un mareggiare di invasioni e una tormenta di guerre, nelle quali si concepivano i sonetti più puri e si disegnavano i più immateriali profili. Però l'amore rimaneva sempre ideale: vergine e cavaliere potevano o non raggiungere o non mantenersi all'altezza del proprio tipo, senza che quella luce cessasse mai di risplendere anche nelle più depravate coscienze, come il Cristianesimo brilla ancora in fondo all'anima del popolo, che oggi si vanta così incredulo.
—La voluttà troverà sempre la propria ultima potenza nella castità.
A questa formula Bice lo aveva guardato, ma De Nittis quasi pentito si affrettò a soggiungere:
—Nemmeno il Cristianesimo soccombendo all'antitesi della carne collo spirito, fra il mondo dell'uomo e quello di Dio, ha potuto risolvere il problema dell'amore. Il tuo Lamberto, ecco l'ultima trasformazione del cavaliere.
Bice fu punta da questa ironia.
—Perchè non dite anche, che io sono l'ultima vergine bizantina?