Tutte le sere il dottore veniva dalla contessa Ginevra per un paio d'ore, in quel salotto, a purificarsi, dai contatti inevitabili alla sua giornata di medico, entrando come in un'altra vita spirituale, egli medico materialista, che la negava stizzosamente nella scienza, appunto perchè se la sentiva più imperiosa e profonda di essa nel cuore.
Giorgi e Prinetti seguitavano a contare con voce sommessa: Giorgi pareva un ragnatelo e Prinetti una foca, ma l'uno aveva scritto nella musica sacra forse le ultime più belle pagine, traducendo la violenta passione dell'anima moderna nella eterna passione umana verso Dio; l'altro aveva viaggiato trent'anni, e per dieci era rimasto in Africa lottando per l'abolizione della schiavitù, viaggiatore e soldato eroico, senza riportarne nemmeno la tentazione di scrivere i propri viaggi in un tempo, nel quale non si viaggia più che per scrivere. Però nessun osservatore volgare avrebbe saputo, guardandoli giocare a quel modo, indovinare dal loro aspetto due anime aristocraticamente superiori: solo qualche volta, mentre abbassavano ancora più il tono della voce per non disturbare il lavoro delle due signore, il loro volto s'illuminava di un dolce sorriso.
—Dottore,—disse la contessa Maria,—la piccola Roberti verrà domattina a trovarmi con sua madre.
—Voi credete a quella donna? Sapete perchè era tanto afflitta per la malattia della figlia? Perchè spera di poter presto vivere sopra di lei.
La contessa Maria non si mosse.
—Forse il Signore non lo permetterà.
—Permette ben altro! Il popolo lo conosco più di voi, perchè ci sono nato: nulla potrà mutarlo. Novanta volte su cento la vostra bella carità diviene alimento a' suoi vizi; il popolo non crede, non spera, ma vuole evitare di soffrire ad ogni costo.
—È tanto che soffre,—rispose la contessa Ginevra.
—Quando soffrirà meno, sarà anche peggiore. Solamente l'egoismo dei poveri supera quello dei malati; almeno questi, atterriti dalla morte, sentono talora la riconoscenza, se si arriva a salvarli; mentre i poveri prendono sempre, invidiando secretamente, sino all'odio, quelli che donano loro.
—Voi avete diritto di essere severo colla miseria, giacchè ne avete trionfato,—replicò con dolcezza la contessa Maria;—ma noi, che non abbiamo fatto nulla, saremo sempre debitori verso i poveri. Se Dio ci ha preferito in questo mondo per la sua misericordia, vuole però che ne cerchiamo il secreto nei dolori della povera gente: aiutandoli a soffrire, possiamo forse persuaderli, che la poca parte di felicità concessa alla vita non è una ingiustizia.