Tonina s'avanzò con una certa titubanza, ma l'altra chiese disinvoltamente a Bice se sarebbe rimasta a pranzo.
Bice non sapeva come rispondere.
—Non creda, signorina, che sarà un pranzo come a casa sua.
—Mia cara Bice,—disse il professore,—dal momento che vi si invita potete farle l'onore di accettare: qualche volta che io mi sono permesso di condurle un collega a pranzo, sono stato invece sgridato.
—Perchè lei fa sempre così,—ribattè Margherita:—i pranzi non s'improvvisano mica.
Ma sibbene la risposta fosse quasi rude, si sentiva nella voce grossa della vecchia una deferenza affettuosa verso il padrone.
—Poichè la signorina accetta,—seguitò Margherita volgendosi a Tonina, che si tormentava il grembiule bianco, dritta, impalata,—farai quello che ti ho detto.
Bice si sentiva già circondata da una ammirazione piena di simpatia. Se lo avesse osato in quella prima volta, si sarebbe offerta di lavorare anch'essa in cucina per divertirsi del loro stesso imbarazzo, preparando qualche sorpresa al professore; ma la placidezza di quelle due donne le imponeva rispetto.
De Nittis aveva ripreso il giornale, mentre Margherita finiva di sparecchiare. Allora Bice uscì con lei per visitare l'appartamento, del quale non conosceva che il salotto di ricevimento e lo studio. Tutto vi era tenuto con pulizia meticolosa, senza traccia di lusso: il salotto non aveva che un sofà ricoperto di lana verde, un tavolino rotondo nel mezzo con un vaso di fiori in cera sotto una campana di vetro, e due antichi canterani dai piedi alti, colle maniglie di ottone lucenti come oro. La camera da letto pareva quella di un frate; non v'era che un piccolo canapè in ferro colle coperte e coi cuscini di un candore virginale, un vecchio e largo armadio da biancheria, in un angolo un portacatino di ferro con due grandi brocche bianche allato, e un minuscolo specchio rotondo attaccato alla spagnoletta della finestra, presso la quale il professore si radeva la barba. Due pantofole, ricamate in lana a colori vistosi, attendevano sul tappeto, a fianco del letto: presso la finestra, sopra un tavolino, entro un bacile di vetro, si vedevano i pettini e le scopette da testa.
Bice notò l'assenza di ogni immagine religiosa.