—Il professore non ne ha mai voluto:—rispose Margherita.

Ma con improvvisa fiducia nella fanciulla la condusse al letto e, sollevandone il materasso, le mostrò un quadretto con una piccola madonna.

—Egli non lo sa!—esclamò trionfalmente.

Poi diede devotamente un bacio sulla immagine porgendola a Bice perchè facesse altrettanto.

—Che fate qui?—chiese de Nittis affacciandosi sulla porta appena Margherita aveva rimesso a posto la madonnina,—Tu, Bice, dovresti piuttosto mostrare a Margherita il tuo appartamento, che è veramente bello.

—Perchè voi stesso mi avete suggerito quasi tutto.

—Il professore,—intervenne Margherita, come vantando orgogliosamente un mobile della casa,—sa tutto quello che vuole.

Bice si mise a ridere, quantunque provasse in cuore una certa inquietudine di essere stata sorpresa da lui nella sua camera.

Quel primo giorno passò naturalmente senza lavorare. Bice curiosava su e giù per lo studio interrogando e mutando spesso argomento per condurre insensibilmente de Nittis a raccontare la propria vita. Ma questa era ben semplice: s'alzava alle otto, faceva colazione fra le dieci e le undici, poi sulle due andava all'università, anche quando non aveva lezione; pranzava sulle sei, passava un'ora al caffè delle Scienze fra un crocchio di colleghi, e alle nove veniva dalla contessa Ginevra per non rincasare che alle undici. A quell'ora le due donne erano già a letto da un pezzo.

Lavorava poco, almeno come diceva lui, che per lavoro intendeva solamente quello consacrato alla sua opera "Storia di Dio". Adesso avrebbe dovuto compiere quella prefazione alle musiche di Giorgi, ma il tema gli si slargava al solito in uno studio di tutta l'arte e dell'anima moderna contro le volgari affermazioni delle varie scuole positiviste. Accadeva spesso a De Nittis come a molti ingegni pigri di pensatori, che nella fiamma del parlare improvvisano i propri più squisiti capolavori, mentre nello scrivere il pensiero sembra perdere in essi della prima luce, cristallizzandosi in uno stile tutto di studio. Bice se ne accorse al ritratto di Giorgi, che egli aveva quasi perduto fra l'esplicazioni di quelle stesse idee, dalle quali avrebbe dovuto uscire, e che invece discorrendo gli si animava mirabilmente con tutte le sfumature della fisonomia.