Ella si offerse per copiare il manoscritto, perchè non potesse più rimutarlo.
—Davvero? Ne parleremo: vogliamo uscire?
—Passeremo dalla zia a dirle che resto qui a pranzo.
—Vado a mutare d'abito.
Bice scappò in cucina.
—Ah, signorina!—esclamò Margherita, che lavorava anch'essa in grembiule bianco intorno ad un dolce.
Ma la fanciulla fu pronta a scongiurare la tempesta.
—Usciamo per avvisare la zia. Ah la bella torta!—proruppe affettando l'ammirazione golosa di una bambina; poi la scongiurò di non dir nulla al maestro, e fuggì lasciandole entusiasmate della sua monelleria.
La zia Ginevra non era in casa. Allora andarono ai giardini pubblici; la magnifica giornata di sole aveva fatto uscire dalle case più gente del solito. Egli abbigliato di nero, nella consueta eleganza, rasato, inguantato, colle carni più fresche di quelle di Bice e un passo quasi da giovinotto, pareva superbo di farle da cavaliere. Dovettero fermarsi a molte carrozze per scambiare saluti e complimenti colle signore su quella loro passeggiata a piedi, ma, sebbene non se ne fossero data l'intesa, tacquero sul pranzo, che li aspettava come un epilogo anche più delizioso. Prima di tornare a casa, Bice volle però passare sotto il portico del Pavaglione, in quell'ora gremito di tutti gli eleganti, arrestandosi alla pasticceria di moda per affettare come una innamorata la propria intimità con lui. Egli si manteneva sempre così amabile. Molte signore, conoscendolo da un pezzo ed ammirandolo alla propria maniera, piuttosto per il suo gusto aristocratico che per la vera profondità dell'ingegno, si strinsero loro intorno in un cerchio di sorrisi, dentro i quali Bice si sentiva immergere come in una luce spirituale. Qualcuna scherzò nel vederli così soli, maestro e scolara, in isciopero.
Bice dovette mangiare delle paste; a casa il pranzo fu una piccola festa. Siccome Margherita aveva mutato abito per servirli, apparecchiando la tavola colle migliori stoviglie, anch'egli rimase così vestito, mentre gli altri giorni pranzava in veste da camera e in pantofole; ma invece di mostrarsi allegra, Bice s'inteneriva in una malinconia piena di umiltà. Le sembrava di essere più amata di quanto meritasse, occupando così di sè stessa tutta quella casa, da tanti anni tranquilla e silenziosa come un eremo; la grossa Margherita vegliava su lei come sopra una bambina, egli le usava tutte le più fini amabilità di un cavaliere. Tristemente Bice si avvide di non avere più appetito.