—La signorina non mangia,—esclamò Margherita, vedendola assaggiare appena un fritto composto:—glielo avevo pur detto che il nostro pranzo non poteva essere come il suo!

Bice sentì nell'amarezza mal dissimulata del rimprovero il cordoglio di una umiliazione, e istintivamente cercò come riparare a quella mancanza d'appetito. Quindi a certi atti parendole d'indovinare che gli altri giorni Margherita pranzasse alla tavola del professore per tenergli compagnia:

—Maestro,—si volse improvvisamente,—perchè quest'oggi Margherita non mangia con noi?

Egli rimase quasi imbarazzato di questa penetrazione della fanciulla.

—Mettetevi dunque qui, Margherita, io sono al vostro posto,—Bice le disse con una voce così buona, che l'altra capì di poter accettare.

—Allora vado prima da Tonina.

Il pranzo diventò più allegro, servito dalla cuoca, sebbene l'altra si alzasse sovente per riparare qualche inavvertenza.

Come tutti coloro che invecchiano, De Nittis era piuttosto goloso, ma quella sera fra Bice e Margherita, nella intimità di quella saletta, ove pranzava da tanti anni in silenzio leggendo il giornale per affrettare il volo del tempo, gli parve che le pietanze fossero anche più squisite. Le due donne, beate della sua contentezza, s'intendevano per servirlo vietandogli ogni attenzione verso di loro: gli riempivano il piatto, il bicchiere, come ad un bambino, con quella grazia femminile, che sa dare valore al più piccolo atto. Talvolta Margherita gli diceva:

—Basta, le farebbe male. Lei invece, signorina, dovrebbe mangiare ancora: alla sua età niente dà fastidio.

—Non posso, vedete come sono secca!