De Nittis, che aveva la piccola Bice per mano, si era arrestato.

—Accetto l'augurio: da Hegel a Balzac, da Darwin a Hugo, da Mazzini a Bismark nessuna delle guide moderne è uscita dalla religione: Zola sta forse per rientrarvi, Tolstoi vi predica come un missionario.

—Allora ne convenite?

—Aspetto come la piccola Bice.

—Vi farò convertire da lei.

Ma siccome erano già presso la porta, e i contadini li guardavano rispettosamente col cappello in mano, tacquero.

De Nittis in quegli anni si era rimesso allo studio delle lingue orientali, perchè solo dalla filologia potevano uscire le profonde verità della storia religiosa. Nessuna rivelazione infatti sarà mai più sincera che quella stessa della balbuzie nella primissima infanzia umana, quando dinanzi alla novità della vita lo spirito ne ripeteva inconsciamente le leggi nel proprio linguaggio. Ma rifacendo la storia di tutte le religioni ogni altra storia veniva cangiata: quanti errori accumulati dalla erudizione, quante false prospettive nel passato dello spirito umano! Nulla era più vero delle religioni, perchè l'anima non mente mai a sè medesima davanti all'infinito, e nulla forse più ignorato della loro vita millenaria, attraverso la rapida vicenda delle generazioni.

Quindi all'uscire dalle lunghe meditazioni su qualche problema religioso, la sua più viva compiacenza era una conversazione con Bice nel salotto della contessa Ginevra.

Tutta la sua insoddisfatta tenerezza di amante si riversava allora sulla piccina coi medesimi impeti di dedizione, che sono la migliore ricompensa della maternità, quando nella donna una falsa educazione o una più falsa vita non hanno soffocato la natura femminile. E la piccola Bice amava lui più d'ogni altro per quell'istinto sicuro dei bambini nella scelta degli affetti, che li circondano. Se il dottor Ambrosi infatti colla sua bruscheria brontolona era quasi il padre, cui ubbidiva talvolta a malincuore per una soggezione misteriosa della sua forza, De Nittis poteva ben essere la mamma con quel bel viso roseo, fresco sotto i capelli bianchi, e la voce dolce come una carezza. Bice cresciuta nell'ombra del suo pensiero, indovinandolo alla musica delle parole prima ancora che il povero Giorgi coll'iniziarla alla più sacra delle arti gliene insegnasse il segreto, nel dividere fra quegli amici il proprio cuore ne aveva riservato il fondo a De Nittis. Egli solo l'aveva sempre compresa anche nelle crisi più silenziose della giovinezza, quando il loro mistero era stato più volte per sommergerla in una melanconia piena di terrori.

Laonde dopo quella rottura col tenente Lamberto, nel nuovo vuoto fattosele intorno, ella si era naturalmente ristretta col vecchio maestro quasi a pagargli il grande debito di gratitudine, che le pesava sulla vita, occupandosi ora della sua. Cosi quella mattina che la contessa Ginevra, reiteratamente invitata a Roma dalla principessa d'Ornano per le feste di Pasqua, si mostrò malgrado la pigrizia invadente degli anni disposta ad andarvi, Bice disse impetuosamente a De Nittis: