De Nittis si volse quasi con ammirazione: la fanciulla nella dolorante bontà del proprio cuore aveva sentito subito la più atroce antitesi del problema.

—Perchè si diventa pazzi?—ella gli chiese poco dopo nervosamente.

—Non lo si diventa, lo si resta. La follia come l'errore è una sosta inevitabile nel processo, col quale la nostra logica ricostruisce il mondo delle cose colle sensazioni stesse che ne riceve; nell'errore lo spirito è ingannato dalle apparenze, nella follia s'inganna sovra di esse per non saperle mantenere nella loro serie. Vedi, Bice; la follia ricomincia periodicamente nel sonno coi romanzi che vi combiniamo forzatamente e nei quali viviamo con sì intensa sensibilità: prorompe ad ogni passione che ci soverchia, si ripete ad ogni memoria che ci disordina. Nella follia la ragione non è morta ma prigioniera.

—Troppo alto, troppo alto!—esclamò Bice, che si sentiva opprimere da un nuovo peso.

Quando traversarono la piazza di San Pietro, il sole era ancora vivido; pochi fiaccheri vi sembravano fermi come barche in un lago silenzioso malgrado l'enorme getto spumeggiante delle due fontane dinanzi alla enorme facciata.

—Entriamo,—disse Bice.

Girarono un pezzo pel tempio a braccetto, fermandosi tratto tratto ai monumenti. Era vuoto ed immenso. Pochi altri visitatori vi erravano, destando strane sonorità colla battuta dei passi, e sparivano nell'ombra dietro i massicci pilastri; le colonne torse e dorate della Confessione luccicavano, laggiù, ad un raggio spiovente da un finestrone della cupola. De Nittis col cappello nella destra, e Bice sospesa al braccio sinistro, camminava come dentro a un museo; ella era tutta meravigliata di non provare alcuna emozione religiosa. Glielo disse.

—Credevi forse di entrare nel tuo bel San Petronio! Questo non è che un tempio cattolico, dal quale Dio è assente, perchè venne innalzato solo per la glorificazione della sua chiesa. Guardane l'architettura freddamente classica e le decorazioni posteriori. I mattoni spiegano la sua vastità colla insignificanza del loro costo; ogni cappella è un tempio a parte, ogni monumento vi rimane straniero a tutti gli altri. Dio dovrebb'essere sotto quel baldacchino di bronzo, così odiosamente rabescato e dorato, poichè davanti all'altare, che s'inabissa sotto le sue colonne, prega il Rezzonico. Decorazione, null'altro che decorazione! San Pietro è stato concepito troppo tardi, quando le arti per ritornare belle ripassavano pel paganesimo, e il pensiero per afferrare nuove verità usciva dal vangelo. Nullameno questa massa è gloriosa; il cattolicismo ha affermato con essa la propria universalità al momento stesso che il protestantesimo vittorioso la negava.

Poi De Nittis le fece notare la goffaggine della cattedra sostenuta dai quattro Evangelisti nelle pose più teatrali, e a sinistra il monumento di Della Porta, serenamente impudico, di un candore ambrato nelle carni palpitanti.

—Quale è dunque il vero tempio cristiano?