—Quello di Assisi. Prega, se puoi, qui.
—Eppure questa è la chiesa, che appare nelle orazioni a tutti i fedeli sparsi nel mondo.
—Essi la veggono nella fantasia ben diversamente.
Poi anch'egli tacque.
Improvvisamente udirono un suono di organo lontano, dentro a qualche cappella. L'ombra sbucava dalle profondità del tempio salendo sotto le sue vôlte come un vapore. Camminarono ancora: ogni tanto torri di legno ed immense scale li obbligavano a girare al largo da un pilastro, che i sampetrini in camiciotto da lavoro, chiamandosi ad alta voce come in piazza, restauravano; le cappelle indietreggiavano negli spaccati dei muri, dietro le balaustre di ferro o di marmo, già sommerse nelle tenebre e nel silenzio. Molti monumenti si discernevano appena.
—Sei stanca!—le chiese cercando indarno cogli occhi una panca.
Infatti Bice si appoggiava sempre più al suo braccio.
—Qui,—le disse, fermandosi per farla sedere sulla base di un pilastro.
Era rimasto in piedi dinanzi a lei, poi anch'egli le sedette vicino. Avrebbero potuto credersi nel mezzo di una foresta all'ora del tramonto; qualche voce remota giungeva loro come dal di fuori, l'ombra crescente sembrava raffreddare l'aria.
E a poco a poco quella solennità, cui le tenebre della notte stavano per dare un'altra grandezza di mistero, li vinse. Sebbene non fossero entrati che da un'ora, e ne dovesse mancare più di un'altra all'ave maria, pareva già molto tardi.