—No, Bice: sono io che mi ricuso. Il tuo cuore t'inganna; io sono il tuo padrino, la più profonda, la più pura affezione della tua vita.
Ella non piangeva più; la sua faccia esprimeva un dolore così acuto che l'altro n'ebbe ancora paura.
—Ti senti male?
Bice ebbe un gesto sprezzante, come se nemmeno la morte potesse più interessarla; poi mormorò con voce straziante:
—Anche per voi sono troppo brutta?
Erano nel vano di due pilastri. De Nittis, agitato da quella scena, nella quale potevano essere sorpresi, fece ancora qualche passo fermandosi davanti all'altro pilastro; si accorgeva della risoluzione di Bice a volere da lui una risposta definitiva, e ne provava nell'anima un trepido compiacimento.
Bice gli alzò gli occhi in viso.
—Voi siete solo come me. Mi avete allevata voi, perchè la solitudine vi faceva paura, e mi avete dato la vostra anima. Io vi amo così.
—Ma io non posso essere più nulla, Bice mia!
Ella trovò un sorriso trionfante: