Ma se l'Italia passa nel 1530 alla coda della storia politica d'Europa, dalla caduta dell'impero romano all'avvento della riforma, ne è stata non solo l'avanguardia ma il centro ideale. Senza l'Italia, nella quale sorgono e si urtano i due termini dell'impero e del papato, gigantesche pile su cui l'umanità getta il ponte dalla propria storia antica alla storia moderna, la vita europea non avrebbe avuto nè tradizione, nè progresso. Dall'Italia si diffonde la conversione cristiana e quella parte di cultura romana che può sopravvivere; in Italia spuntano le originalità della nuova creazione; sull'Italia basa l'impero che rattiene ancora nel mondo l'unità necessaria alla diffusione del cristianesimo e al federalismo generatore degli stati moderni. Tutte le altre nazioni, dalla Russia all'Inghilterra, dalla Scandinavia all'Ungheria, dalla Spagna, che respinge l'oriente, alla Francia, che resiste a tutti, hanno d'uopo della idea italiana, e domandano all'Italia il segreto della propria vita, aspettano dall'Italia il segnale delle proprie rivoluzioni. Tutte le legislazioni europee s'informano del doppio elemento cristiano e romano: al di sopra di tutte le anime sta il papa, alla testa di tutti i duci l'imperatore. Senza le due formole italiane della chiesa e dell'impero l'Europa non sarebbe uscita dal caos; senza Roma il mondo antico dispare e il mondo moderno non appare; senza la contraddizione ideale del papa e dell'imperatore la feudalità è invincibile per il popolo, e senza la loro duplice unità le coscienze ricadono dalla storia nella natura.

Per tutto il medio evo l'Italia è il centro, la passione, la ragione d'Europa, elabora le leggi del mondo, salva l'antichità, prepara l'avvenire, arma il clero, consacra e sconsacra imperatori, spinge e rattiene i popoli, diffonde la religione, maneggia la politica, prodiga capolavori d'ogni genere, resiste a tutti i modi della sventura: illumina e riscalda, pensa e sente, mantiene per un processo infallibile e misterioso al proprio pensiero e al proprio sentimento il carattere dell'universalità.

Ma nel 1530 l'Europa moderna è creata; e il grande ufficio storico dell'Italia si limita a mutare il papato e l'impero in ostacolo, per dare alla Riforma l'obbiettivo e l'energia di se stessa. La storia italiana, che procedeva con febbrile rapidità di rivoluzione in rivoluzione, si arresta quindi coi propri principati sotto la conquista spagnuola, mutandosi in una cronaca di Torino, di Roma o di Napoli. Venezia dura, non vive; Firenze vive, non crea; Roma governa, non regna; Napoli regna e governa inutilmente; Torino regna e governa oscuramente. La tragedia, nazionale in Germania, in Inghilterra e in Francia, discende a dramma individuale in Italia, giacchè il suo spirito troppo superficiale nel secolo di Leone X si è rituffato nelle proprie insondabili profondità sino al gran giorno, nel quale Napoleone I alla testa della rivoluzione francese ritenterà la ricostituzione del regno.

LIBRO SECONDO
GLI STATI

Capitolo Primo.
L'epoca della Riforma in Italia

Condizioni spirituali.

Il nuovo progresso dell'Europa deriva da una più alta interpretazione del cristianesimo, che, ricostituendo la sovranità ideale degli individui e degli stati, rovescia le storiche autorità della chiesa e dell'impero.

La corruzione della chiesa e l'organismo del papato sono le cause occasionali della Riforma, ma il suo più profondo principio è nell'emancipazione della fede cristiana per rimettere l'uomo in faccia a Dio e a se medesimo. Le tre massime romane della povertà, della castità e dell'obbedienza, che si risolvevano nella sterilità del lavoro, della generazione e della originalità individuale, vengono respinte; il clero, non più solo padrone e distributore della verità religiosa, è pareggiato al laicato e ricondotto nella vita comune col matrimonio; la liberazione della coscienza religiosa provoca la indipendenza dello stato dalla chiesa. L'individuo, libero d'interpretare nella sincerità della propria coscienza la rivelazione divina nei libri santi, vorrà per contraccolpo interpretare tutte le leggi politiche e sociali sottomettendole ad una critica, nella quale i privilegi si dissolveranno in una giustizia superiore. Le esteriorità artistiche ed idolatre del culto romano sembreranno una profanazione della persona divina, le decorazioni feudali regie o imperiali di tutte le autorità politiche non salveranno più l'insufficienza di nessun capo o l'arbitrio di nessun ordine. La verità diventerà la sola forza della legge, e l'inviolabilità dell'individuo il principio supremo della nuova società.