L'Italia coopera al movimento ideale dell'Europa, ma ne accompagna pedissequamente la storia, mentre, combattuta fra l'antagonismo franco-spagnuolo ed esercitata dal dissidio cattolico-protestante, cresce in secreto liquidando il proprio passato. Firenze si spegnerà silenziosamente, Venezia getterà ancora qualche lampo prima di tramontare, Napoli ripreparerà il proprio regno per contendere al Piemonte la gloria di costituire l'unità italiana, Roma è immortale.
Capitolo Terzo.
I regni del Piemonte e delle due Sicilie
Il secolo di Luigi XIV.
La pace di Vestfalia arresta l'influenza politica della Germania in Europa; protestantesimo e cattolicismo sospendono la guerra riconoscendo l'impossibilità di una vittoria finale, e s'acconciano a vivere l'uno presso l'altro come due varietà del cristianesimo. L'eresia scientifica, trionfante su tutti i punti del pensiero europeo, li obbliga a riunirsi contro di essa in una unità di difesa contro la terribile unità de' suoi attacchi. Il diritto delle genti è secolarizzato, ogni nazione individuandosi non è più un frammento animato e protetto dall'idea del papato e dell'impero. Nessun ricordo delle antiche unità. Nell'Europa la lotta storica prosegue fra nazioni distinte ed originali. Apparentemente nulla pare cangiato: la nobiltà, il clero, i re, i parlamenti, il papa, Lutero, tutti conservano la propria posizione; ma uno spirito nuovo la muta ogni giorno con una interpretazione dissolvente. Gli eserciti stanziali sopprimono quello stato medioevale di guerra, nel quale ogni uomo doveva di momento in momento mutarsi in soldato; il modo scientifico della guerra riduce la milizia a professione, l'ambiente commerciale le impone scopi economici, assoggettandola alle leggi della nuova scienza finanziaria. Gli alti dominii, i vassallaggi assurdi, le dipendenze fittizie, tutti i residui dell'antica organizzazione feudale, si sgretolano rapidamente sotto l'azione della nuova atmosfera: oramai non vi sono più che cittadini; la gerarchia sociale non esprime che una inevitabile graduazione di uffici sempre più rappresentativi. La legge non consacra ancora questa uguaglianza, ma la coscienza ne è così profondamente convinta che viola e delude la legge; la libertà religiosa, scientifica e filosofica sta per produrre la libertà politica. La ragione di stato non si limita più all'interesse del sovrano, dacchè il popolo osserva e giudica colle norme del proprio interesse e al lume della propria coscienza. Una guerra minuta ed incessante assale tutti i privilegi e tutte le autorità; si deve rendere ragione di tutto, non si può essere creduto superiore ad alcuno che sapendo o potendo maggiormente.
Mentre in tutte le storie la classe dominante aveva sempre avuta la preponderanza economica, ora la ricchezza diventa la maggior forza della politica: ma poichè guerre di rapine, taglie e confische divennero impossibili, non si può più arricchire che nel lavoro e col lavoro. Le colonie danno alle nazioni la tendenza e il carattere d'immense società commerciali: la finanza sorge dall'economia come l'algebra dall'aritmetica, misurando coll'unità del proprio valore cose, individui e governi. Quindi una borghesia nuova invade la storia, riempie le scuole, si precipita alle colonie, applica tutte le scoperte scientifiche, si giova di tutti i progressi, tende a sostituire l'aristocrazia in tutte le funzioni. Coll'infallibilità dell'istinto essa si appoggia e appoggia i re senza credere al loro diritto divino; l'aristocrazia annichilita dalle centralizzazioni regie, attirata nella corte dalle seduzioni e dalle necessità della propria vita, abbandona i castelli per diventare cortigiana, mentre il popolo perde sino il ricordo dell'antico vassallaggio. L'ultima devozione, il supremo entusiasmo, il superstite vanto di essa è la servilità verso il re, che l'ha distrutta; il suo orgoglio si esprime col fasto di un lusso maggiore delle sue ricchezze. Il re rimane dunque solo nella nazione. Superiore all'aristocrazia, alla borghesia e al popolo, non appartiene a nessuna classe: questa che pare grandezza non è che decadenza, giacchè invece di essere un potere vivo e personale egli è appena un rappresentante, un simbolo costretto ad accogliere l'idea della nazione. Quindi nel giorno che pregiudizi o privilegi gli persuadano di essere minacciato nella sublimità della propria posizione, non avrà nè un'idea nè una forza, colla quale resistere all'invasione democratica. L'aristocrazia senza influenza e senza valore, divorando col più ignobile parassitismo la maggior parte delle rendite dello Stato nella cassetta del sovrano, non potrà che morire con lui, e non ne avrà forse il coraggio; quel giorno la democrazia troverà facilmente la propria republica.
La democrazia, principio e fine della sovranità individuale, deve abbattere i re in tutte le nazioni per crearne uno in tutte le coscienze.
Ma la democrazia religiosa di Lutero si arresta alla pace di Vestfalia. Una atonia sorprende la Riforma sui confini tracciati dalla spada di Gustavo Adolfo. Nemmeno tutta la Germania è protestante; il moto fallisce in Ungheria, è respinto dalla Polonia; non si estende alla Russia, non s'insinua che inutilmente nei paesi latini. L'Inghilterra vi si muta improvvisando una republica per conquistarvi alcuni progressi democratici; poi, fedele al carattere della propria storia, richiama i re cacciati e riprende il proprio corso colla libertà legale. La sua rivoluzione non ha quindi espansione politica, e, breve, sanguinosa, sembra quasi una rivolta. La ristorazione di Monk scema l'opera di Cromwell al punto che occorre una nuova espulsione degli Stuardi e l'elezione della dinastia protestante d'Orange perchè non vada perduta. L'Inghilterra, una volta così efficace sul continente colle vittorie contro la Francia, vi perde pressochè ogni influenza, mentre dilatandosi sui mari vi raccoglie la gloria e la potenza di Venezia. Le sue colonie diventano così floride e numerose che il suo impero commerciale supera per estensione e ricchezza quello antico di Roma. L'Austria cattolica eredita dalla Spagna l'impero, nella cui forma federale può contenere ancora la Germania luterana vibrante della memoria di Gustavo Adolfo e fisa instintivamente al piccolo trono di Prussia. La Spagna di Carlo V vede tramontare il sole della gloria entro i propri confini, mentre il suo impero colpevole di aver rappresentato l'ultima unità medioevale si sfascia come un immenso scenario, nel quale s'ingolfano i terribili uragani delle sue sierre.
La Francia, regia e unitaria, guerriera e liberale, s'avanza sola sull'Europa. Mentre la Riforma tenta replicatamente di infrangerla, il genio di Caterina dei Medici innestato su quello di Luigi XI schiaccia nel sangue, consuma col fuoco, disperde negli esigli, annienta colla sapienza di una tirannia feroce sino all'insensibilità e duttile sino alla spira la rivoluzione degli Ugonotti. Quindi Richelieu, compiendo l'opera di Caterina, purga da ogni ribellione tutto il suolo francese, emancipa la politica dalla religione, rovina la Spagna, frena l'Inghilterra; con lui sfolgora la grande civiltà francese già in lotta per la conquista del mondo. Cartesio è il primo re del pensiero moderno, che s'impone all'Europa liberandola da Aristotele. Dietro lui una legione di scrittori estrae e diffonde le idee latenti nella rivoluzione della Riforma col fascino di una letteratura incomparabile. La democrazia si avanza precipitosa e rumoreggiante. La Germania è ancora chiusa nella coccia della feudalità, l'Inghilterra ripiombata nell'immobilità delle proprie forme, la Spagna inerte sotto le rovine del proprio impero appena illuminato dagli ultimi fuochi dell'inquisizione, quando la Francia, gioviale ed incredula, colta e superba, si libera dall'oppressione della propria aristocrazia e dall'eccessiva costrizione dell'unitarismo regio coll'insurrezione carnevalesca della Fronda. Regalità e feudalità vi perdono per sempre l'intangibilità nel ridicolo di una guerra e nell'ignominia di un equivoco, che lascia al popolo l'orgoglio di aver potuto ridere ragionevolmente per molti giorni di tutte le autorità politiche.
Ma la democrazia rientra nelle forme monarchiche per la necessità di un ultimo periodo regio, che dia alla Francia col predominio sull'Europa, la più irresistibile espansione ideale.