Garibaldi, battuto pochi giorni prima dall'Urban a Castenedolo per aver ubbidito ad un ordine dal quartier generale di occupare Lonato in presenza di tutto l'esercito austriaco forte di duecentomila uomini, e che parve insidioso persino al generale Cialdini, era stato mandato nella Valtellina col pretesto di presidiarvi i passi delle Alpi contro una impossibile invasione di nuovo esercito tedesco, e vi aveva sloggiato le ultime guarnigioni nemiche dallo Stelvio.
La pace francese.
Mentre la vittoria di Solferino raddoppiava le speranze d'Italia, la guerra si arrestò bruscamente. La sera del 7 luglio il generale Fleury aveva portato al campo austriaco di Verona una proposta di armistizio: quattro giorni dopo i due imperatori segnarono a Villafranca i preliminari di pace; a Zurigo se ne sarebbe firmato il trattato.
Vittorio Emanuele re ed alleato non ne era stato nemmeno avvisato.
Fu uno schianto: si urlò al tradimento. Vittorio Emanuele gemè tristamente: povera Italia! Cavour, dimenticando la tanto vantata prudenza, diè nelle furie. Nullameno le necessità del proprio disegno e la logica inesorabile dei fatti imponevano all'imperatore Napoleone questo abbandono, che Mazzini solo aveva preveduto colla chiaroveggenza dell'odio partigiano.
I preliminari di pace stabilivano:
«L'imperatore d'Austria e l'imperatore dei Francesi favorivano la creazione di una confederazione italiana: questa confederazione sarà sotto la presidenza onoraria del Santo Padre.
«L'imperatore d'Austria cede all'imperatore dei Francesi i suoi diritti sulla Lombardia, ad eccezione delle fortezze di Mantova e di Peschiera, dimodochè la frontiera dei possedimenti austriaci partendo dall'estremo raggio della fortezza di Peschiera si estenda in linea diretta lungo il Mincio sino alle Grazie e di là a Scorzarolo e a Luzzara sul Po, dove le frontiere presenti continueranno a formare i limiti dell'Austria. L'imperatore dei francesi rimetterà i territori ceduti al re di Sardegna.
«La Venezia farà parte della confederazione italiana, restando sotto la corona dell'imperatore d'Austria. Il granduca di Toscana e il duca di Modena entreranno nei loro stati concedendo un'amnistia generale.
«I due imperatori chiederanno al Santo Padre d'introdurre ne' suoi stati le riforme indispensabili.