L'Italia è ora una delle grandi nazioni d'Europa: la sua monarchia, sorta da una insufficienza rivoluzionaria e democratica, è la più popolare e liberale del mondo.

La coscienza nazionale, sonnolenta nel periodo epico dell'unificazione, riconquista oggi nel culto degli eroi il proprio passato. Mazzini e Garibaldi giganteggiano sulle piazze di tutte le città; le commemorazioni dei grandi morti popolarizzano la storia dell'unità gettando i semi di una futura poesia in racconti di eroismi e di magnificenze morali prima non sospettate; Vittorio Emanuele si trasfigura nella luce dell'epopea perdendovi ogni volgarità; Cavour, obliato un momento nel trambusto dei suoi successori, riappare astro di prima grandezza nel cielo d'Europa. L'Italia è fatta: la sua storia si riapre per una terza epoca di operosità politica internazionale. Infatti l'Italia, trent'anni or sono conquista di stranieri e schiava di tiranni, è entrata ieri conquistatrice nell'Africa.

Capitolo Secondo.
La conquista africana

Attrazione della storia europea.

L'unità della storia mondiale, che scoperte scientifiche e geografiche hanno da gran tempo assicurato, attira con mirabile rapidità tutti i continenti nell'orbita di una stessa politica.

Nessuna nazione potrebbe o vorrebbe più circoscriversi in se stessa: religione, commercio, scienza, hanno aperto alla civiltà tutte le terre; ogni mercato subisce le oscillazioni dello scambio internazionale; oramai non vi sono più segreti per la geografia, nè sconosciuti per la storia. La nave svedese di Nordenskjöld girando il polo artico ha rivelato la presenza degli ultimi abitatori dei ghiacci; viaggiatori di tutti i paesi hanno traversato i deserti centri dell'Africa e dell'Australia; l'Asia si apre davanti alle marcie concordi e rivali della Russia e dell'Inghilterra, mentre l'America scoperta appena da quattro secoli non ha più selvaggi.

L'Europa, rimasta ancora, malgrado il miracoloso sviluppo di questa ultima, il centro ideale del mondo, organizza in se medesima i propri popoli nell'orbita della nazionalità e coi principii di una democrazia più universale di tutte le religioni, per attirare gli altri continenti nei periodi della propria civiltà. L'America, instancabile ed incomparabile traduttrice di idee, non ne ha ancora prodotto alcuna veramente originale, giacchè la sproporzione fra la grandezza del suo suolo e il numero della sua popolazione la costringe a convergere in se medesima quasi tutte le proprie forze. L'Europa, sola, piccola, affollata, sempre gestante, deve bastare a tutto, ritrovare il significato dell'antichità, e rinnovare continuamente se stessa per potere del proprio futuro fare un'epoca mondiale. Quindi il suo sforzo sempre crescente nei secoli, dacchè il cristianesimo le diede a Roma la sicurezza di una seconda unità, si è moltiplicato dopo il Rinascimento e la scoperta d'America, così da imprimere alla storia universale un acceleramento inapprezzabile.

Quando la scienza storica, imitando i progressi dell'astronomia, potrà calcolare entro l'orbita di periodi universali la velocità delle idee per tradurre in cifra la vita e il valore di ogni popolo, quello dell'Europa dall'epoca greca al Rinascimento italiano varrà non solo più che tutti gli altri, ma la sua potenza d'irradiazione dovrà esprimere nella velocità dei propri raggi la differenza della durata cronologica della sua civiltà colle altre. E mentre quella asiatica in cinquanta secoli non avrà potuto sorpassare i confini del proprio continente, la civiltà europea in meno di venti avrà già dato al mondo due unità ideali: quindi dal Rinascimento ad oggi i suoi ultimi quattro secoli, attuandovi l'unità reale in una conscia cooperazione di tutti i popoli, supereranno di velocità gli altri venti forse di quanto nel sistema solare i periodi di Venere vincono quelli di Urano.

Mentre nel secolo decimosesto, settimo ed ottavo, spingendosi in tutte le direzioni ad incontrare le incognite dei popoli inerti fuori del raggio della sua storia, l'Europa faceva ogni maggiore sforzo sull'America quasi ad affrettare in essa una rivalità che le potesse più presto giovare in questa missione d'incivilimento universale, dal principio di questo secolo la sua passione e la sua opera si sono rivolte più specialmente all'Africa. L'America, divenuta già moderna, piuttosto che aver bisogno dell'Europa per svilupparsi, ne segue la vita ampliandola in se medesima per tutta l'immensità del proprio teatro coll'ebbrezza superba di sentirsi già all'avanguardia del progresso mondiale.