La costituzione delle nazionalità, provocata dalla rivoluzione francese, sembra accennare che l'Europa in questo fatale acceleramento dell'opera propria sul mondo, invece di procedere come nel passato per costante irradiazione d'individui, tardi e non sempre susseguita dalla cooperazione dei loro stati, voglia più presto, individualizzando tutti i propri popoli, costringerli ad agire come individui collettivi. Infatti l'opera storica di un popolo non costituito in nazione è non solo male apprezzabile, ma scarsa ed intermittente oltre le sue frontiere, mentre quella delle nazioni, più intensa e costante, determina coll'incontro della propria in altre originalità la formazione di nuovi caratteri.

Quindi il principio dell'uguaglianza civile e della sovranità popolare, ricostituendo in nazioni i popoli ancora frantumati dalle conquiste medioevali, impone loro per una fatale contraddizione di affrontare fuori d'Europa le genti barbare, o conglomerate in imperi eterogenei, o riunite a gruppi nazionali, o disperse in tribù, per sottoporle alla prova della civiltà europea.

Storia e preistoria, storia moderna e storia antica, debbono in questo secolo sviluppare la loro guerra immortale. Finchè la preistoria vivente era ignorata dalla storia, e la storia antica lungi dal contatto della storia moderna, il mondo abbastanza grande per ambedue poteva mantenerle contemporanee nella propria cronologia; ma scontrandosi per il continuo dilatarsi dell'orbita europea, dovevano urtarsi in una guerra di distruzione. Preistoria e storia antica o si rimuterebbero entro la storia moderna assimilandosi le sue idee, o indietreggerebbero lentamente cedendo il terreno ai popoli superiori.

La storia, lungi dal consacrare l'intangibilità di alcun popolo, ha sempre distrutto quelli che non potevano adattarsi al suo disegno.

Nel diffondersi della civiltà rappresentata dalla razza bianca una medesima conquista strappò sempre ai popoli selvaggi o esauriti i terreni atti a ricevere il quadro di una più alta vita. Invasioni e colonie furono sino dalla più tarda antichità i mezzi più efficaci d'espansione: nelle prime il progresso avveniva per la sovrapposizione di un popolo ad un altro; nelle seconde per focolari d'irradiazione ideale, che dovevano aiutare la natura dei popoli circostanti a più intellettuale sviluppo. Tutto quindi servì in questa caccia dell'uomo civile all'uomo barbaro, del popolo giovane al popolo decrepito; irresistibili attrazioni dell'ignoto geografico, passioni religiose, curiosità scientifiche, avarizie commerciali, fantasie guerriere. Naturalmente la civiltà, svolgendosi col processo inevitabile di una guerra, trattava le colonie come avanguardia di scoperte o sentinelle morte, mentre le invasioni giungevano sui campi di battaglia all'ora assegnata, vincendo, struggendo, fecondando.

Influenza europea sull'Africa.

Nella lunga incubazione della civiltà mediterranea, alla quale l'Asia già immobile nel trionfo di un'epoca poco più perfettibile coi propri dati restava lontana ed estranea, l'Africa non aveva concorso che colle proprie sponde. Una cintura di città marittime le aveva abbellite e fecondate senza poter allargarsi all'interno. La loro vita creata dal mare tendeva quindi al mare verso altri lidi, ove altre città rispondevano loro con una vita più satura di elementi terrestri. Solo il Nilo aveva potuto, accumulando sulle proprie rive molti germi africani, crescervi una civiltà più che marittima; ma questa pure non aveva saputo risalire nemmeno tutto il corso del gran fiume, prigioniera ad occidente ed al sud di paurosi deserti.

L'immensa Africa ignorava la gloria del proprio Egitto.

E quando questo tramontò dopo Cartagine entro lo splendore della civiltà romana, e il cristianesimo prima e il maomettanesimo poi, tentarono di penetrare nel centro del continente nero, questo rimase nullameno un mistero: ambo le religioni vi si depravarono in una sconcia interpretazione quasi confessando l'impotenza del proprio Dio innanzi ai feticci di selvaggi, cui un clima inesorabile sembrava negare per sempre ogni speranza di ideale.

Ma l'azione della storia sull'Africa non cessò.