Quattro secoli or sono, quando Cristoforo Colombo discendeva dalla vecchia caravella all'America, Cadamosto veneto penetrava nel Senegal e nella Gambia, e la republica veneta offriva ad un sultano di tagliare l'istmo di Suez, miracolo di audacia allora, miracolo di scienza oggi, e che senza forse si sarebbe avverato anche allora.
L'Italia, dopo aver attirato con Roma tutta la civiltà africana nella propria orbita, e mediante le republiche del medioevo mantenuto con essa commerci quasi inosservati dall'Europa barbarica, parve allora arrestarsi: Africa ed America sfuggirono simultaneamente alla sua influenza.
Nonpertanto Roma e la Mecca, come centri religiosi, rattenevano sempre l'Africa nella storia universale; gl'imperi litoranei improvvisati dalla conquista saracena sulle sue coste avevano potuto dilatarvisi alquanto verso l'interno, e ubbidivano ancora alla voce di Costantinopoli: Spagna, Francia, Portogallo, Inghilterra, girando il capo di Buona Speranza, avevano finalmente circoscritto il continente nero, fermandosi su tutte le sue sponde e risalendo tutti i suoi fiumi.
Se la grande speculazione mercantile europea si riversava sull'America attratta dall'incanto delle sue terre e dalla facilità di sfruttarle, un'acuta curiosità spingeva sempre nuovi esploratori nell'Africa, sulle rive della quale il moltiplicato commercio colle Indie creava stazioni navali e stabilimenti coloniali. La supremazia mondiale dell'Europa, chiamando all'azione tutti i popoli germanici per controbilanciare la fatale decadenza delle nazioni latine, aveva già colle ultime vittorie su Costantinopoli tolto ogni pericolo alla barbarica espansione del maomettanesimo, che un giorno dall'Africa invadeva le Spagne e, superati i Pirenei, si spingeva fino a Poitiers contro Carlo Martello.
Oramai imperi e reggenze barbaresche non erano più che una forma consunta della feudalità saracena, ridotta a vivere di brigantaggio terrestre e marittimo.
Quindi la grande rivoluzione francese, prima ancora di condensarsi nell'impero militare di Napoleone I per meglio rovesciare tutte le monarchie di diritto divino, discese in Africa e vi sottomise l'Egitto. L'impresa parve un'avventura di condottiero antico, ma era invece una conquista moderna. Napoleone tagliava così l'ultimo nodo, che stringendo l'Africa a Costantinopoli la manteneva ancora più soggetta all'influenza orientale del maomettanesimo che all'azione europea: la Sublime Porta dopo la perdita dell'Egitto non conserverebbe più che una sovranità nominale sulle altre terre limitrofe. La conquista fu momentaneamente perduta, ma la Turchia non potè più ristabilire il proprio potere sull'Egitto. Una dinastia macedonica v'improvvisò un trono con barbariche imitazioni della monarchia napoleonica, e vi si sarebbe proclamata al tutto indipendente se rivalità d'interessi europei non l'avessero impedito per mantenere ancora alla Turchia una specie di diritto imperiale.
Nonpertanto l'Egitto divenne europeo.
L'archeologia ricostituì tutta la sua antichità, la geografia ritrovò le sorgenti misteriose del suo Nilo, la matematica tagliò il suo istmo di Suez. La dinastia di Mehemet Alì, che ebbe in lui l'uomo di stato e nel figlio Ibrahim il generale, durò appena il tempo necessario alla prima fase dell'incivilimento moderno in Egitto, per cadere all'indomani dell'apertura del canale sotto il protettorato dell'Inghilterra (1882), la quale aveva già conquistata pochi anni prima l'Abissinia. La Francia sino dagli ultimi giorni della restaurazione (luglio 1830) si era impossessata d'Algeri, e dominava col Portogallo nella Senegambia, conquistava più che mezza l'immensa isola del Madagascar, s'impadroniva (1878) della Tunisia. La Spagna preponderava al Marocco; l'Olanda spesseggiava di colonie come l'Inghilterra sulle coste del doppio oceano africano; persino la Russia e la Germania tentano ora di stabilirvene.
La storia africana di questo secolo è tutta europea: l'Asia non vi agisce più che col maomettanesimo provocandovi guerre feroci di religione, come l'ultima del Mahdy; i napoleonidi vi hanno iniziato e compito il loro breve ciclo solare, l'americano Stanley vi ha scoperto il Congo, vasto quanto l'Europa, e che il piccolo re del Belgio vi ha acquistato come un podere; i Boeri, di origine olandese, vi hanno già una republica; viaggiatori di tutte le nazioni si sono inoltrati per tutti i suoi deserti superando tutte le montagne, affrontando tutte le tribù, rivelando tutta la preistoria. Il loro eroismo è stato sublime quanto benefico, il risultato delle loro scoperte immenso quanto imprevedibile.
Un'Africa orribilmente nera e selvaggia si è rivelata alla storia, ma il suo clima che in molti luoghi è una vampa, i suoi deserti che hanno l'ampiezza dei mari, la loro aridità che fa pensare ad una maledizione e che una volta si supponevano uniformi in tutto il suo centro, non sono che una varietà della sua natura. Ora si sa che fra le sue montagne si trovano territori incantevoli, regioni prodigiose di bellezza e di feracità, sulle quali vive ancora la più feroce razza, che il sole abbia mai annerito. Una feudalità primitiva vi sminuzza l'impero in minime tirannie di tribù, una sanguinaria incoscienza vi fa della guerra l'unica industria e della strage il supremo divertimento; vi si incontrano ancora monumenti di teschi, e vie segnate da ossa. L'antica favola delle amazzoni vi è tuttora una realtà nell'impero del Dahomey, che ha il proprio esercito composto di donne; i sacrifici di Moloch, nausea e terrore del mondo antico, vi si celebrano sempre ai funerali dei re trucidando migliaia di mogli e di servi. La servitù vi è istituzione millenaria, più feroce che in Asia non sia mai stata; il commercio degli schiavi, vietato sul mare, vi prospera all'interno così che si calcolano a molti milioni i venduti di ogni anno. Per quest'Africa tutto quanto avvenne nella storia del mondo è come se non sia avvenuto: la sua vita è ancora nel sole che brucia il sangue e dissecca nell'animo ogni sentimento; il popolo, che vi cresce nudo come i deserti e con una coscienza egualmente arida, vi è la fiera più crudele della sua fauna.