Malgrado la politica di pace ad ogni costo, che lo attirava nell'alleanza degl'imperi tedeschi per odio alla Francia, facendogli scordare le supreme rivendicazioni del diritto nazionale, dal Mediterraneo gli venivano continui richiami all'azione: la Francia stessa dopo l'occupazione di Tunisi sembrava offrirgli in compenso quella della Tripolitania.
Intanto la necessità di assettare Assab di qualche maniera per non subirvi un secondo smacco tunisino urgeva.
L'Inghilterra, gelosa del proprio predominio indiviso sul mar Rosso, sosteneva le pretese del governo khediviale e moltiplicava a studio le difficoltà diplomatiche contro il gabinetto Cairoli, che, senza mutare il tono remissivo delle proprie risposte, tentava di passare di straforo. Infatti, dopo aver mandato nelle acque di Assab la fregata Varese col capitano De Amezaga per compiervi gli studi necessari all'assetto del nuovo stabilimento, la sostituì con un semplice avviso, l'Esploratore, perchè Gordon, governatore inglese del Sudan, aveva protestato da Massaua. Questa ostilità inglese energicamente accentuata dal ministro Salisbury bastò a rattenere nuovamente il gabinetto Cairoli. Intanto alla camera qualche interpellanza veniva ad incoraggiarlo: la Francia minacciava di attivare uno stabilimento commerciale nel proprio possesso di Obok; poi la caduta quasi simultanea dei ministri Salisbury e Cairoli permise ai successori di ritentare un accordo. Infatti i gabinetti Gladstone e Depretis parvero più vicini ad intendersi: l'eccidio della spedizione Giulietti nel territorio egiziano di Beilul, e di cui il governo khediviale non diede alcuna soddisfazione per quanto costretto ad accettare nell'inchiesta un commissario italiano, aumentò gli addentellati nella questione: un tentativo dell'Egitto per ristabilire la propria sovranità a Rabeita sopra il sultano Berehan, che aveva venduto all'Italia la baia di Assab, fu sventato mercè l'intervento del nuovo gabinetto inglese: finalmente si firmò una convenzione fra l'Italia e l'Inghilterra pel riconoscimento della nostra sovranità ad Assab, e la camera con apposito disegno di legge potè gettare le basi politiche di un primo stabilimento commerciale.
In tutto questo lungo dibattito la nostra diplomazia non aveva avuto di meritevole che la tenacia del proposito.
La rivoluzione militare provocata al Cairo da Araby-bey sollevò in Europa la questione di un intervento egiziano: Leone Gambetta, il maggiore dei republicani francesi moderni, allora al potere, propose subito a lord Granville un accordo per intervenire a favore del khedive e crescere così la già vasta preponderanza della Francia e dell'Inghilterra sull'Egitto; ma il gabinetto inglese, temendo che la Francia meglio fornita di forze militari terrestri potesse guadagnare troppo in tale impresa, declinò l'offerta. Il signor De Freycinet, succeduto poco dopo al Gambetta, si mostrò alieno da ogni intervento armato: quindi venne fuori la proposta di una conferenza a Costantinopoli per riordinare la situazione egiziana. Il ministero Depretis-Mancini l'accolse con trasporto siccome l'unico mezzo per evitare le complicazioni di una guerra, ma naturalmente la conferenza abortì. Allora l'Inghilterra, pigliando ardimentosamente l'iniziativa, ripropose un intervento armato prima alla Francia, poi all'Italia: entrambe ricusarono.
Era questo il secondo rifiuto opposto dall'Italia all'Inghilterra sempre per la stessa timidezza politica: col primo aveva ricusato al tempo della guerra russo-turca (1877) d'intervenire nel mare e negli stretti per preservarvi gli interessi commerciali e politici, coll'altro rifiutava di conquistare sull'Egitto una preponderanza che avrebbe incredibilmente migliorata la sua posizione nel Mediterraneo.
L'errore questa volta era così grave che la Germania stessa e l'Austria, per rispetto delle quali siccome alleate il ministero Depretis-Mancini non aveva ardito concorrere nell'iniziativa inglese, lo disapprovarono. Mentre la diplomazia italiana aspettava quindi che la Sublime Porta, vincendo la oramai proverbiale inerzia, intervenisse colle armi a difendere il proprio potere imperiale minacciato dalla rivoluzione, l'Inghilterra sconfiggeva il 13 settembre l'esercito di Araby-bey a Tel-el-kebir, bombardava Alessandria, e s'insignoriva alteramente dell'Egitto.
Tale facile trionfo rese più evidente la ingiustificabile timidezza del ministero che aveva ricusato parteciparvi. Quindi il problema africano si acuì ancora nella coscienza del paese: alla camera voci autorevoli si levarono per accusare il troppo riguardoso ministro, si citarono l'impresa di Crimea e le più temerarie e feconde iniziative garibaldine. Dopo tanti anni di inazione, malgrado i guasti mal riparati della finanza, si sentiva da tutti la necessità di far concorrere l'Italia ad una qualche opera internazionale.
La guerra accesa dal Mahdy nel Sudan, e vampeggiante per tutti i territorii dell'alto Egitto, parve riaprire all'Italia le porte dell'Africa, giacché l'Inghilterra regnante sull'Egitto per mezzo del khedive vi si dovette mescolare. Già l'esercito egiziano forte di circa 30,000 uomini aveva dovuto ripiegarsi sulle fortezze: un indomabile fanatismo dava alle orde del Mahdy l'entusiasmo delle prime invasioni mussulmane in climi e luoghi che sembravano dover vincere ogni resistenza di soldati e qualunque abilità di generali europei. La guerra d'Abissinia contro l'imperatore Teodoros, costata da 300 milioni senza produrre alcun risultato politico, persuadeva l'Inghilterra ad essere più circospetta in questa del Sudan ben più lunga e difficile per la vastità del territorio e l'indole dei combattenti. Essa si limitò quindi a dissuadere il vicerè, ridotto a poco più di un personaggio decorativo, da ogni conato per riconquistare le posizioni perdute e a mantenersi sulla difensiva nella valle del Nilo e sulle coste del mar Rosso. Nullameno, cedendo alla generosa iniziativa di Gordon, illustre generale e viaggiatore che per aver soggiornato lungamente nel Sudan vi aveva acquistato pratica di guerra e molta influenza politica, gli consentì una spedizione armata per tentare una rivolta d'indigeni contro il Mahdy. Intanto mandava un'altra ambasceria in Abissinia presso l'imperatore Giovanni, rimesso da lord Napier sul trono usurpato da Teodoros, per trascinarlo alla guerra contro i mahdisti coll'offerta cessione di qualche territorio disputato sull'alto confine dell'Egitto. L'ammiraglio Hewett, abbastanza fortunato in questa missione, potè persuadere l'imperatore ad aiutare la ritirata attraverso l'Etiopia e a Massaua delle truppe khediviali in guarnigione a Kassala-Amedib-Senahit, abbandonandogli queste piazze con tutto il paese dei Bogos, e garantendogli colla protezione britannica il libero transito d'ogni merce per e dall'Abissinia. Un trattato, al quale restò poi il nome dell'ammiraglio Hewett, fu quindi firmato fra l'Egitto, l'Abissinia e la Gran Brettagna il 3 giugno 1884.
Ma la guerra del Sudan anzichè arrestarsi dilagò. Il generale Gordon fu presto assediato a Khartum dalle orde soverchianti del Mahdy; la sua posizione, militarmente insostenibile, era già politicamente perduta malgrado tutti gli sforzi del suo ingegno e del suo carattere di eroe. La pubblica opinione inglese se ne commosse vivacemente; ma il governo, riconoscendo per l'Inghilterra, troppo scarsa di truppe terrestri, insuperabili le difficoltà di una guerra nel Sudan contro popolazioni fanatiche e fierissime, disconobbe ogni carattere ufficiale all'impresa di Gordon, e resistette parecchi mesi freddamente alle istanze della pietà popolare. Però questa insistè talmente che il governo dovette rassegnarsi a mandare in Africa il generale Wolseley (20 settembre 1884) con diecimila uomini per tentare di aprirgli una ritirata. Contemporaneamente la Francia, dimentica sino allora del proprio stabilimento di Obok, improvvisamente volle farne un posto militare e commerciale assegnandovi la somma di 800,000 lire nel bilancio del 1885, e cercando d'impadronirsi di tutta la costa dei Somali per meglio penetrare nell'Harrar. A ciò le bastava ribellare quei selvaggi contro le deboli guarnigioni egiziane, e prendere immediatamente il posto di queste nei porti di Berbera, Zeila e Tagiura. Naturalmente l'Inghilterra tentò d'impedire e di prevenire: provvide rapidamente all'occupazione di Berbera e di Zeila, ma i francesi con non minore rapidità s'impossessarono di Ras-Alì, Angar, Sagallo, Gubet Harab e di Tagiura. Da Massaua il governatore civile Mason bey telegrafava che la tribù degli Habab aveva raggiunto il Mahdy, e chiedeva rinforzi. Era impossibile anche all'Inghilterra fronteggiare tante difficoltà, mantenersi nell'Egitto, combattere nel Sudan, occupare tutti i porti africani nel mar Rosso senza attirarsi altre controversie in Europa.