Quindi tornò a sollecitare l'intervento dell'Italia spingendola ad ingrandirsi intorno ad Assab per impedire alla Francia, più temibile rivale, di crescere sul mar Rosso, e per giovarsi dei nostri soldati nella guerra contro il Mahdy. Il ministero Depretis-Mancini, sempre troppo riguardoso in tale materia anche dopo gli esempi francesi ed inglesi, non osava risolvere; quando il nuovo eccidio della spedizione Bianchi nel territorio di Aussa venne ad eccitarlo. Si decise di occupare Beilul. Poi nuove titubanze: l'Inghilterra ci proponeva segretamente anche Zula e Massaua; la Turchia, sola in diritto di opporsi, non avrebbe potuto protestare che inefficacemente.
Come accade quasi sempre agli incerti, dalle troppe riserve si passò a disegni temerari: non si era osato di cooperare all'impresa d'Egitto contro Araby-bey e si pensò di affrontare nel Sudan il Mahdy. L'intrepido viaggiatore Antonio Cecchi, già sulle mosse per un viaggio di esplorazione al Congo, fu mandato sollecitamente a Massaua per studiarvi un itinerario per le truppe italiane, che in numero di 20,000 avrebbero dovuto marciare da questo porto su Kassala.
Tutta Europa non s'occupava allora che dell'Africa. A Berlino si teneva una conferenza (dicembre 1884) per distribuire l'azione di ogni stato nel continente nero, e più specialmente costituire lo stato del Congo conteso fra i viaggiatori Brazza e Stanley: la Germania entrava anch'essa nell'arringo, piantando la propria bandiera nell'Africa occidentale ovunque esistevano fattorie di commercianti tedeschi sopra un territorio più vasto dell'Italia. Questa non poteva più a lungo mancare agli appelli della storia. La compromissione di un primo possesso in Assab, le sollecitazioni dell'Inghilterra, l'irritante rivalità della Francia, le ultime carneficine dei nostri viaggiatori, gli accordi diplomatici, prima evitati, poi cercati, finalmente assunti, spingevano irresistibilmente il suo governo sulla via del mar Rosso.
All'annunzio che si sarebbe occupata Massaua, nei giornali e alla camera scoppiò una veemente discussione: la maggioranza delle voci vi era favorevole, quantunque si sentisse da tutti che la diplomazia del ministero, come non aveva salvaguardato bene sino allora la dignità della nazione, così non le prometterebbe in questa oscura impresa africana abbastanza risolutezza e sapienza di modi. Francia e Turchia tentarono presso l'Inghilterra di sbarrarci ancora una volta il cammino: finalmente il ministero spedì nel mar Rosso il contrammiraglio Caimi con due navi cariche di mille soldati da sbarco. L'Inghilterra mandò nelle acque di Massaua il Condor col mandato di osservare e riferire, e in sostanza di proteggerci.
Il colonnello inglese Chermside, governatore generale degli egiziani nel mar Rosso, ci accolse favorevolmente a Massaua (5 febbraio 1885): la bandiera egiziana vi fu momentaneamente conservata.
Battaglia di Dogali.
La prima fase della nostra politica coloniale era conchiusa. La fatalità storica aveva trionfato di tutte le inesperienze del paese e di tutte le esitazioni del governo. Bisognava ora prepararsi ad un'impresa di conquista, dalla quale ci verrebbero guerre cogli indigeni e dissidi cogli altri grossi stati coloniali.
Però l'Italia era in Africa: nessun popolo in nessuna storia aveva in trent'anni compito più mirabile progresso passando dalla schiavitù alla conquista.
Nel medesimo giorno che le truppe italiane occupavano Massaua, il Mahdy trucidava a Khartum il generale Gordon con tutta la guarnigione. Il disegno di una cooperazione italiana nel Sudan, sulla quale il ministero aveva contato per ottenere più vasti possedimenti, vaniva dunque dinanzi al fermo proposito del gabinetto inglese di rinunciare a questa guerra sudanese. Allora la pubblica opinione italiana mutò: all'orgoglio di conquista successe un improvviso scoramento; si temette di essere abbandonati dall'Inghilterra in un agguato; le forze vittoriose del Mahdy crebbero nelle fantasie della gente; si seppe che nel primo proclama affisso a Massaua dal contrammiraglio Caimi, essendoci vantati imprudentemente amici dei turchi, avevamo riunito contro di noi le ostilità reciproche di tutte le tribù limitrofe, e che l'Abissinia ci spiava con minacciosa diffidenza. L'opposizione parlamentare rinfacciava al governo di cercare conquiste in Africa, mentre alleandosi coll'Austria abbandonava Trento e Trieste; i lagni rettorici per lo sciupio del poco danaro della nazione in imprese illiberali crescevano. Il ministero, sbigottito dall'abbandono della Inghilterra, la sollecitò a ritentare l'impresa di Khartum col generale Wolseley, e spedì a Massaua il generale Agostino Ricci per studiare una marcia su Kassala con un corpo d'esercito, se mai gli inglesi ripigliassero l'offensiva: quindi, smentendo alla camera ogni arditezza d'iniziativa, il ministro Mancini ripetè sino all'umiliazione la necessità per l'Italia di fare in Africa la più modesta di tutte le politiche coloniali.