E anche questa fu catturata da ras Alula per sospetto di spionaggio. La nuova occupazione di Uà sempre per tutela delle carovane commerciali attirò a Massaua nuove minaccie da ras Alula: il pericolo incalzava. La scarsezza delle guarnigioni obbligò il generale Genè a munire Uà e Saati con soldati regolari e con pochi cannoni, poichè da parecchi mesi aveva chiesto indarno al ministero, sebbene senza sollecitarlo troppo, un rinforzo di duemila uomini. Finalmente un telegramma di sconfitta già pubblicato dai giornali inglesi giunse a Roma.

Il 24 gennaio (1887) ras Alula, movendo da Ghinda, aveva tentato invano l'assalto di Saati; quindi il 26 tre compagnie e cinquanta irregolari sotto il comando del colonnello De Cristoforis, accorse da Monkullo per vettovagliare Saati, erano state sorprese e trucidate sulle alture di Dogali. Il capitano Tanturi non aveva potuto giungere colla propria compagnia sul campo di battaglia se non quando il massacro era già consumato: «Tutti i nostri soldati giacevano in ordine come fossero allineati!» egli scrisse poi nel proprio rapporto.

Questo incredibile eroismo di coscritti morti senza indietreggiare, allineati come ad una rivista, gonfiò di tragico orgoglio il cuore della nazione. Qualcuno dei superstiti, lasciati per morti dal nemico, raccontò che il colonnello rimasto degli ultimi a cadere, nell'ebbrezza di una morte resa dall'eroismo dei suoi soldati più bella di tutte le vittorie, avrebbe ordinato al manipolo, che ancora lo difendeva, di salutare i caduti:

— Presentate le armi! —

La commozione nel parlamento e nel paese fu maggiore del fatto. Il ministero si scompose, parecchi ministri dovettero uscirne, si dichiarò la guerra all'Abissinia, e non si chiesero alla camera più di cinque milioni; si ordinò al generale Genè di mercanteggiare con ras Alula, minacciante di trucidare la spedizione Salimbeni se tutta l'Africa non fosse immediatamente sgombra dagli italiani: si dovettero consegnare al barbaro un migliaio di fucili a lui diretti, dianzi sequestrati, e cinque capi di tribù assaortine, a lui nemici, riparati nel nostro campo sotto la protezione dell'onore italiano.

E nemmeno così si ottenne subito il riscatto dei tre prigionieri.

Ma questo tragico episodio di Dogali troncava finalmente tutte le ambagi della nostra politica coloniale: guerra e conquista diventavano inevitabili.

L'Italia risorta nazione aveva ripreso il proprio posto d'avanguardia nella guerra immortale della civiltà contro la barbarie: Dogali era stata la prima conseguenza di Solferino.

Capitolo Terzo.
L'Italia in Europa