Alla guerra di Danimarca, che Napoleone III e l'Inghilterra avrebbero voluto impedire, successe la pace di Vienna (1864), colla quale il re di Danimarca rinunziava ad ogni diritto sui Ducati di Schleswig-Holstein e Lauenburg, e si obbligava a riconoscere quanto su questi potessero disporre i sovrani d'Austria e di Prussia.

Quindi i conquistatori col trattato di Gastein, riserbata la sovranità comune sui Ducati, se ne divisero l'amministrazione: quella dell'Holstein toccò provvisoriamente all'Austria, l'altra dello Schleswig alla Prussia. Questa convenzione, definita con disprezzo da Bismarck una cazzuolata alle screpolature dell'edificio, doveva procurargli anche troppo presto il motivo della grande guerra. Infatti i due governatori dei Ducati proseguirono ad osteggiarsi apertamente appoggiando ed oppugnando il pretendente principe di Augustenburg: il maresciallo austriaco Gablenz nell'Holstein spingeva a dimostrazioni popolari verso il principe per riunire sotto il governo nominale di questo i Ducati alla confederazione; il generale prussiano Manteuffel nello Schleswig reprimeva tali manifestazioni manovrando a trarre i Ducati sotto il dominio esclusivo della Prussia.

Ma per combattere l'Austria, ancora in credito di grande potenza militare, Bismarck, malgrado la temerità del proprio ingegno sentiva il bisogno di un'alleanza. Da molti anni la sua idea politica mirava ad isolare l'Austria: quindi, appena salito al governo, aveva dato mano alla Russia per soffocare l'ultima rivoluzione polacca e farsela così propizia contro l'Austria, cui lo czar non poteva perdonare il contegno subdolo e minaccioso tenuto nella guerra d'Oriente. Poi a Biarritz aveva saputo neutralizzare Napoleone III, facendosi credere poco meno di un pazzo nell'esporgli francamente i propri disegni contro l'Austria.

Ma solo un'alleanza italiana, prendendo l'Austria fra due fuochi, poteva garantire una pronta vittoria prussiana. Già sino dalla guerra franco-sarda Bismarck, mandato ambasciatore a Pietroburgo, aveva consigliato il proprio governo ad aiutare la liberazione dell'Italia per prendere il posto dell'Austria in Germania: non ascoltato allora dal ministro Schleinitz e dal re, aveva nullameno maturato la propria idea. Al principio del 1864, per la prossima scadenza dello Zollverein, aveva aperto pratiche col governo italiano onde stringere un trattato di commercio, che i dissidi della confederazione e la guerra colla Danimarca gli imposero di sospendere: quindi nel maggio del 1865 lo riproponeva. Il governo italiano, accettandolo prontamente, vi poneva a solo patto l'adesione di tutti gli stati componenti lo Zollverein per trarli così al riconoscimento del regno d'Italia. Baviera e Sassonia premute dalla Prussia aderirono; Annover e Nassau ossequienti agli ordini di Vienna ricusarono. Pochi mesi dopo Bismarck faceva chiedere dal ministro prussiano in Firenze al Lamarmora se, date certe contingenze, l'Italia unirebbesi alla Prussia per fare la guerra all'Austria.

Era la ripetizione delle prime proposte d'alleanza francese nel 1858.

Trattative ed apparecchi.

Il Lamarmora rispose con soverchia circospezione domandando più chiare proposte: quindi alla convenzione di Gastein, frutto delle esitanze della corte berlinese, che obbligò Bismarck a sospendere qualunque trattativa d'alleanza, rimase come acciecato dal bagliore di così grande speranza. Infatti, con inescusabile cecità non solo tentò la corte di Vienna per un componimento amichevole della questione veneta attirandosi dalla cancelleria il più sprezzante diniego, ma con tristissimo espediente finanziario consentì, per riguardi di bilancio, a ritardare la leva dell'anno e a vendere un grosso numero di cavalli, indebolendo il già debole esercito.

Da Parigi l'ambasciatore Nigra con non maggiore intelletto della situazione europea mandava a Firenze consigli di disarmo e di rinuncia ad ogni prossima soluzione del problema veneto.

Giammai la politica italiana si era mostrata più inane. Ma il disegno di Bismarck stava per trionfare anche di lui stesso costringendolo, benchè nemico della rivoluzione, a proporre nella Confederazione un parlamento nazionale a base di suffragio universale e diretto. Idea germanica e idea nazionale vi si fondevano così nella più irresistibile unità: l'Austria veniva respinta dalla Confederazione; la Prussia, vindice del diritto moderno, assurgeva campione della Germania.

La proposta di questo parlamento nazionale, equivalente ad una dichiarazione di guerra, era la prima conseguenza dell'alleanza italo-prussiana, che Bismarck aveva potuto finalmente persuadere ai due governi. In essa però l'Italia con scarsa dignità aveva dichiarato di non impegnarsi per oltre tre mesi e, come condizione essenziale, di non intimare guerra all'Austria se non quando la Prussia avesse già aperte le ostilità. Tale eccessiva circospezione rendeva naturalmente l'Italia satellite della Prussia. Infatti le umiliazioni le fioccarono sopra anche prima che la guerra fosse cominciata.