—Ama ed è felice,—disse il duca con Ida dopo una pausa, mostrandole Jela, che si allontanava;—ecco una risposta alla vostra teoria dell'altro ieri.

—Ma sarà amata?

Questa fu l'ultima parola del loro dialogo. Il giorno seguente gli ospiti partirono, tre giorni dopo Jela sapeva dalla Nencia che era stata chiesta la sua mano e che il conte Alberto aveva dichiarato di rimettersi perfettamente al suo arbitrio. La fanciulla spiccò un salto.

Giù in cucina si parlò molto del matrimonio criticandolo, perchè il cocchiere sapeva sicuramente dell'Alidosi che era mezzo rovinato e si serviva del favore del signor duca per rimettere l'equipaggio con quella dote, non vergognandosi nemmeno di venire a fare all'amore in quello di un altro. I pareri oscillavano, ma Giovanni, innamorato come un babbo della padroncina, si lasciava sfuggire qualche bestemmia, sintomo di una profonda collera.

—Si vede bene che è un pitocco: non sa nemmeno cavalcare! Le ginocchia gli ballano sulla sella, non stringe.

—Abitudine!—lo interruppe con un ghigno il cocchiere:—le donne...

—Le donne?—ripetè Giovanni, percotendosi gli stivali coll'inseparabile frustino.

—Donne e cavalli, tutta la differenza è nella sella: sarà avvezzo senza, ecco perchè non stringe.

Il cocchiere superbo del frizzo diè in un'enorme risata, alla quale tutti fecero coro con un fracasso così schietto, che Giovanni rosso dal dispetto non seppe trovare una risposta. Ma quando l'ilarità fu calmata:

—Sai chi gli darei io a quel biondino, che ha paura?—rispose colla sua tagliente serietà:—Gli darei la signorina Ida. T'assicuro che te lo farebbe ballare sul pomo del frustino; ma Jela!—egli solo ardiva chiamarla per nome.—Già i biondi sono tutti vigliacchi, ne ho conosciuti tanti, e i vigliacchi sono tutti cattivi.