Però, caso o attrazione misteriosa, accostandosi nel dialogo si urtavano. Spesso gli sguardi della fanciulla si obliavano sopra di lui, seduto presso la fidanzata, avviluppandolo come di una grande fiamma voluttuosa, sebbene l'Alidosi fosse il primo giovane signore che l'umiliava. Infatti Ida non era per lui che la prima cameriera di Jela, e brutta per giunta. Ella lo sapeva, e nel pensiero di questo ingiusto giudizio rispondeva al duca, sempre occupato a farle la corte:

—No.

—Non si nasce sempre belli, ma si può diventarlo, almeno noi donne. Avete letto Mommsen, signor duca, nel ritratto di Giulio Cesare? La regolarità, egli dice, non è la bellezza, ma solamente l'assenza del difetto. Vi è tutta un'estetica in queste parole.

—Probabilmente!

—Togliete dai saloni quelle due o tre dame, che vi regnano; gettatele in una famiglia borghese, lasciatevele tanto che ne prendano le maniere, e nessuno di coloro, che sono pronti a fare delle pazzie per la gran dama, si volterà vedendola borghese passare per strada. Si può essere belli essendo brutti.

—Un bisticcio.

—Che voi avete troppo spirito per non comprendere, e forse troppa esperienza per non aver provato.

E la fanciulla guardò fuori dalla finestra. La luna usciva allora da un crocchio di nuvole, illuminandole di uno sprazzo di chiarore.

—Stimate dunque molto la mia esperienza,—egli disse, spingendo il capo dalla finestra per appressarlo a quello della fanciulla.

—Non direte già che avrei torto. L'esperienza impedisce tante follie!