—Non capisco.
—Domandane la spiegazione ad Enrico.
Jela diè in una risata, poi discese a cercare lo zio, che doveva partire; questi le chiese di Ida.
—È nel suo appartamento,—rispose la fanciulla, rattenendo un sorriso malizioso.
Ma il duca non osò salirvi, invece entrò in biblioteca. Il ricordo di quell'assalto fallito lo perseguitava tristamente.
Si sedette sulla poltrona, sentendovi con ironico piacere l'impronta della fanciulla, guardò poi sulla tavola il libro aperto ancora alla stessa pagina enigmatica. Ora la comprendeva troppo bene. Per un istante pensò che Ida se la tenesse sempre agli occhi per difendersi dalla sua seduzione, ed un lampo d'orgoglio illuminò il vespero del suo capriccio.
In quel punto la fanciulla, che lo aveva spiato da una finestruola sullo scalone, aperse la porta e, scorgendolo al proprio posto, fece un gesto di meraviglia.
Il duca la guardò con melanconia.
—Ero tornato per il mio libro.
Ida sorrise.