—L'avete trovato?

Il duca si fermò; il sorriso della fanciulla era così insolente, che gli cadde ogni idea di lotta, ma nel medesimo tempo ella gli apparve così provocante nello splendore della propria superiorità, che si sentì vinto per sempre.

Si ricordò in un attimo tutto il breve tempo della loro relazione, illuminato qua e là da una frase, da un frammento di scena, nella quale ella si rivelava sempre più voluttuosa, tirando indietro tutte le soluzioni e gettandogliele poi sul capo come una rete infrangibile. Era vinto, ma la sua sconfitta poteva cominciare dalla resa di lei.

—Ancora?—rispose Ida a un richiamo di quella notte.

—Non ebbi già la disgrazia di offendervi?

—No, signor duca, ma con queste parole mi offendereste un'altra volta, se io fossi una piccola borghese come le mie pari. Voi credete di non avermi offesa, perchè voi siete duca ed io sono povera... Vi è abbastanza orgoglio in questo pensiero e mi piace; ma io pure ho il mio orgoglio.

—Signorina, non crediate...

—Non credo a nulla,—ribattè con accento nervoso:—ho l'orgoglio di sentirmi al disopra della mia vita ed, essendomi ben compresa, di potervi dire: signor duca, vi siete ingannato, posso ben perdonarvi un errore.

E, pronunciando queste ultime parole, la sua voce sempre soave avvolgeva quel perdono in una carezza di armonia.

—Mi perdonate?—egli domandò più meravigliato che commosso.