Ma Ida, cui la profonda serietà del bosco premeva la voglia di una risoluzione, avventò la prima frase; il conte si spinse oltre col solito tono di frivolezza, e il loro dialogo già difficilissimo s'impigliò nell'orgoglio di entrambi.
—Vi preferisco così,—ella proruppe nervosamente ad un silenzio:—sono io, che vi tento.
—Mi tentate?
—Volete un'altra parola? vi amo; siete bello, leggero... oh!—fe' mordendosi le labbra per trattenere un aggettivo più insultante ed egualmente vero:—Jela, non può comprendervi, perchè vi somiglia troppo. Ci vuole un poeta e non una rosa per capire un narciso.
E le parole le tremavano talmente sulle labbra, che egli vi sentì quel bacio delirante nel salotto. Le strinse il braccio.
—Lo so,—disse poi.
Ella attese.
—Mi amate?—ella domandò alzando la fronte.
—Sì.
—Questo sì è breve come un amore di uomo, potrebbe rispondervi Shakespeare. Ho torto; non avrei mai dovuto giungere con voi sino a questo punto, ma la vostra debolezza è stata più forte della mia forza.