Egli si scosse, e Ida proseguì frettolosamente:
—È la prima volta che ci parliamo liberamente, potrebbe esser l'ultima. Vi amo, ve lo ripeto umiliandomi. Sono parole avvelenate le mie. Se mi amate, che pensate di me? Fra un mese sarete il marito di Jela e partirete. Io...—Ma la fanciulla, che gli studiava attentamente nel volto, strozzò un urlo di sdegno.
—È orribile!—mormorò disperatamente fra i denti.
Il conte, che non capì, le si curvò precipitosamente sulla faccia, ma, sentendosi dietro il passo del duca, per timore di essere sospettato allungò imprudentemente il proprio.
—Che avete?—chiese con premura.
—Nulla! Lo volete sapere?... Adesso, in questo momento, mentre vi domandavo... ebbene avete supposto che cercassi presso di voi, nella nuova casa, un posto di maestra, come lo sono ora per voi e per tutti presso Jela. Non lo negate, lo avete pensato, signor conte. Ma voi non siete più una donna adesso, siete un uomo, perchè bisogna essere un uomo coll'abitudine di tutti i mercati per credere che volessi vendermi così abbiettamente per una simile carica.
—V'ingannate,—balbettò confuso dal tono ardente di quelle parole e dalla penetrazione di quel pensiero:—vi assicuro sul mio onore di gentiluomo...
—Non mentite, lo avete pensato. Chissà se non abbiate ragione, stimandovi così poco da non potere ispirare ad una donna un amore al disopra di ogni riguardo, e capace di farle perdere tutto senza nemmeno una speranza.
Questa volta il conte si morse le labbra.
—Più piano,—gridò loro dietro il duca, impigliato negli sterpi del sentiero e nei discorsi della marchesa.