—No, di ozio, senza pensare, senza sentire, guardando da lontano la vita. Avete letto i Lotofagi di Tennyson? la sua migliore poesia!

—No.

—Tanto meglio: Tennyson ha torto. Fra il naufrago sbattuto dalle onde e l'altro spossato ignudo sulla riva, è ancora più felice il primo del secondo.

Il conte capì quella mobilità; ma la marchesa e il duca arrivavano con Jela sulla spianata, e fu uno scambio di esclamazioni sulla bellezza del luogo, che si prestava ad una vignetta da album.

—Come sarebbe carina! Tu sai disegnare, Jela?—disse la marchesa.

—Io no, Ida.

—È troppo bella, la disegnerete.

—Con noi sulla cima, per rendere intelligibile il paesaggio.

—Perchè no?—rispose piccata la marchesa.

—E colla chiesa sull'altra vetta, per esprimere lo scopo della nostra presenza. Se la vorrai, Jela, te la disegnerò: sarà uno schizzo poetico, giacchè siamo in alto, presso l'ideale. Solamente,—seguitò guardando la marchesa e il duca,—ti converrà prendere il braccio del conte Enrico, perchè si conosca bene il gruppo dei fidanzati.