Ma dopo quelle ultime parole della marchesa don Natale aspettò trepidando. Coi sensi resi più fini dalla paura, attraverso il muro della cucina, vedeva la faccia della Marianna preoccupata nel cercarsi inutilmente in testa un complimento, una frase da rivolgere alla marchesa o a Jela. Ida era tornata presso le rose bianche, il duca e il conte, malgrado la scioltezza di gente abituata a tutte le situazioni di una conversazione, avevano sotto il loro atteggiamento impenetrabile un impaccio sardonico. Il quale finì di centuplicare il suo. Quindi tentò un grande sforzo volgendosi alla marchesa; questa nel presentimento di una domanda annuì cogli occhi, egli mosse appena i propri invece delle labbra, poi li abbassò. La marchesa ne profittò per levarsi, e allora egli corse imprudentemente ad aprire l'uscio per farle onore.

—Manca un cucchiaino,—gli disse sordamente all'orecchio la Marianna in agguato dietro l'uscio.

Egli non potè rispondere, perchè la marchesa gli era addosso con un sorriso, Jela gli sorrideva, il duca ed il conte Enrico lo circondavano salutandolo. Il conte Enrico, che la marchesa gli aveva presentato parlando del matrimonio, gli strinse la mano con un complimento, tutti lo serravano con malizia indulgente, alla quale rispondeva con inchini, perdendosi in ringraziamenti inintelligibili, finchè tutti infilarono l'uscio, e ultima passò Ida, che gli aveva rubata una rosa.

—La conserverò, don Natale,—gli disse armoniosamente, tendendogli la mano.

Egli la strinse così così, e le si accodò, indeciso di accompagnarli alquanto sulla strada o di riverirli un'ultima volta sulla porta. La Marianna gli tirò una falda del soprabito; ma in quella il conte Enrico si ritraeva per lasciar passare Ida, poichè la marchesa era già sul prato a braccetto del duca.

—Al piacere di rivederla,—mormorò con un cenno del capo.

—Oh! grazie,—rispose don Natale appoggiato con una mano al becco del saliscendi, e piegandoglisi in faccia come davanti all'altare.

—Ma ci vada dunque dietro,—gli susurrò stizzita la Marianna da una spalla, mentre il conte discendeva i due scalini. Ma egli non si poteva risolvere, spaventato del come poi lasciarli a mezza la strada, e li guardava che si rivolgevano verso la porta, sospesi dalla sua stessa indecisione, intanto che la Marianna più coraggiosa seguitava a tirargli le falde, ripetendo:

—Sono signori, non istà bene.

—Arrivederla, don Natale, arrivederla,—gridò Jela.