E ritta in tutto il vigore della sua sanguigna robustezza, lanciò loro dietro un gesto intraducibile, cogli occhi luccicanti, il seno grosso, la bocca commossa da un sorriso così formidabile, che don Natale ebbe una compiacenza nello sguardo, ammirandola, e sorrise.
V.
—Pigliami teco a letto la prima notte: lo ameremo insieme.
—Che? Enrico è tutto mio, non te ne do neanche un capello.
—Bada, gli piglierò la testa.
—La testa?—rispose Jela, arrestandosi un momento all'energia feroce di questo scherzo; quindi buttandosele contro il viso ed arruffandone i capelli:—Il bel guerriero indiano! Te la metterai agli arcioni di Febo. Senti, ti suono il suo valzer: lo ha composto per me.
—E tu lo credi: lo ha rubato a Schubert.
—Bello! bello!... come sei bello, Enrico!—Jela seguitava a gridare scorrendo colle agili dita sulla tastiera, e traendone una danza di note calde e folleggianti, che pareano battere come tanti cuori e fremere come tante labbra, mentre la sua testina si agitava in una smania lasciva e scimmiesca.