—Conto su di voi. Adesso parliamo d'altro, perchè ecco appunto che vengono a cercarci il conte Alberto e i due sposini: vedete, parlano di noi, dicono già che mi state seducendo. Ma, signor duca, se non affettate un contegno più indifferente, crederanno di arrivare a tempo per salvarmi: siete quasi drammatico.
Il duca ebbe appena il tempo di rimettersi sotto questa nuova sferzata, che gli altri erano già loro sopra, e tutti insieme andarono nel bosco ad aspettare l'ora di pranzo. Jela raggiante pei regali ricevuti, e non ne era arrivata se non l'avanguardia, sotto la pressione di quella gioia, che le traboccava dal cuore, dovette appoggiarsi al braccio della sorella. Ella non capiva in sè, parlava, rideva, guardando Ida ed Enrico a vicenda, quasi per rifrangere sul loro viso la propria felicità e raddoppiarla.
—No,—rispose Ida al conte con uno sguardo fiammeggiante.
Egli le fece un cenno inutile, Jela non si era accorta di nulla, e l'altra era già tornata verso il duca.
Passeggiarono ancora qualche tempo per il bosco, poi la campanella li chiamò a pranzo. Ida era presso il conte Enrico.
—Ho bisogno di parlarvi: questa notte verrò nel vostro appartamento,—sussurrò offrendole una salsa.
—Non siete abbastanza forte per farvi un giocattolo di me.
—Allora non mi amate.
—Vi amo più di Jela, ma se non posso disputarvi, non voglio pregustarvi come un cuoco.