—No, no, basta;—supplicò, vedendola bagnare un'altra volta la spugna. Infatti la piaga era già lavata, e l'ulcera, larga quanto il buco di una palla, appariva di un rosso anche più bruno, colle labbra stracciate proprio dove altre volte sorgeva la punta della mammella. Un pensiero commosse la fanciulla; ella vi si era sospesa bambina, e la sua bocca, allora fresca come il calice di un fiore, aveva lungamente baciato la punta di quel seno, sprofondatosi poi in un'ulcera. Vent'anni fa! Adesso la donna inorridiva della delizia della bambina.

Ida era rimasta cogli occhi nel volto della madre.

—Perchè non ce la vuoi mettere un po' di carne? Intanto che si divora quella, non mangia la mia.

—Pregiudizio! ve l'ho pur detto.

—Però fa bene: la piaga mangia pure. Ah!—strillò, sentendosi premere nella piaga il groppo delle filacce asciutte. Ma Ida precipitò il resto della medicatura; spalmò qualche grano di una bianca pomata intorno al cratere, vi spianò sopra una grossa foglia di cavolo, la ricoperse colla pezzuola, e, riaccomodandole al collo la camicia, la ricinse col lenzuolo. L'inferma era di un pallore orribile, colla fisonomia stravolta, quasi senza espressione sotto quella stretta; solo il labbro inferiore, tremolo di spasimo, lasciava passare ancora un soffio di vita.

Ida s'incantò in quell'ineffabile spettacolo di strazio. Non sentiva più il puzzo, non aveva più schifo.

Quella donna era sua madre, sua madre moribonda, moritura di dolore. Un impeto d'amore le irruppe dal cuore inondandoglielo di una tenerezza refrigerante; e stava già per lanciarsele al collo, rattenuta solo dal timore di farle male, quando l'altra agitò lievemente la testa, aprendo gli occhi.

—Lì incantata a vedermi soffrire, invece di metterti in ginocchio e pregare la Madonna, che mi passasse! Ho quasi fede che tu ne goda.

—Oh!—mormorò la fanciulla, sentendosi afferrare rabbiosamente la gola da quel tumulto subitaneo di amore e palpitare le lagrime negli occhi. Fu un attimo; quella esaltazione le rovinò sul cuore, e la abbattè.

—Disgraziata!—susurrò ancora l'inferma, questa volta riassalita dai soliti dolori, ma con meno violenza.