—Vuole evitare l'errore di Waterloo, cadere sul proprio terreno. Imbecille! non è il campo, ma il genio che dà la vittoria.

Quella camera era forse la più bella di tutto il palazzo, perchè la morta contessa nella malinconica gioia della propria gravidanza pensando, malgrado tutti i desiderii, che partorirebbe una bambina, aveva voluto arredarla essa medesima, e le aveva data un'aria di bellezza pura ed effimera, che stringeva il cuore. Non era più grande di un salottino comune, nè più alta; aveva una sola finestra, con due piccoli usci nascosti, un lettino bianco ed un tavolo di madreperla. Le pareti tappezzate di un damasco roseo sotto una tenda di trine bianche, fresche come la corolla di un gran fiore, che avrebbe dovuto avvizzire ad ogni raggio di sole e palpitare ad ogni alito di respiro, le sfumavano gli angoli colla leggerezza di un vapore rosato ed immobile. La volta rappresentava un tramonto con una nube in un canto, dietro la quale il sole era scomparso diffondendo per la smorta purezza dell'azzurro una blandizie di oro. Un tappeto a fondo lattiginoso con filamenti rosei aumentava tutta quella bianchezza, mentre un divano, così basso e piccino che entrando lo si distingueva poco dal pavimento e dalle pareti, si drizzava presso uno degli usci di ebano rosa, che la tappezzeria celava quasi a mezzo sotto alcune pieghe leggere.

Quantunque conoscesse quella camera di lunga mano, l'aspra gravezza del letto di quercia glie ne fece ora sentire meglio la soavità. Poi i lenzuoli l'attirarono colla loro freschezza bianca e levigata. Li toccò leggermente, sollevandoli per vedere dove si affonderebbero quei due felici.

Erano già trascorsi dieci minuti.

D'un tratto, accorgendosi di commettere una stravaganza, si fermò, ma nulla poteva più spaventarla; anzi per sfidare maggiormente il pericolo di essere scoperta, andò a sedersi sul divano, atteggiandosi sfrontatamente.

—Tertulliano ha ragione,—pensò colla solita perversità di erudizione:—l'amore è sempre una prostituzione. O uno o tutti, il fatto non muta... Non sono che in un postribolo qui!

E la sua immaginazione esacerbata afferrò Jela, le gittò sopra il conte Enrico, e rimase ad osservarli sghignazzando come una pazza. Poi un'idea l'abbagliò; quindi passando prestamente nel gabinetto della toeletta, da questo all'altro da bagno, si esaminò attentamente intorno. L'ultimo uscio dava sull'appartamento, che divideva i due sposi, e per il quale il conte Enrico doveva inevitabilmente passare. Il salottino pareva quello di uno stabilimento, colla tinozza incastrata nel muro, le pareti verniciate di bianco, a olio, e un breve tappeto scuro dinanzi alla tinozza. Ma un enorme specchio colla cornice di noce, sostenuto da due zampe di leone, si alzava in un angolo per una altezza di persona gigantesca.

Ida notò come la cornice toccasse il pavimento; rientrò nella camera di Jela, quindi nella propria. La finestra era aperta, la notte anche più buia. Si rigettò l'abito dalle spalle, slacciò il busto, le sottane, la camicia, si chinò a sfibbiare le giarrettiere, si trasse le calze, dritta, coi piedi, pestandoseli febbrilmente, traballando come d'ubbriachezza, cogli occhi pieni di lampi e la bocca di parole. Poi raddrizzandosi in faccia a sè medesima, si riaffermò con un sorriso. I capelli arruffati dalle convulsioni sul letto le coprivano mezza la fronte e gli orecchi, ma non li ravviò. Il dolore li aveva scomposti come il volto in un'altra bellezza più formidabile; quindi si rimirò dentro allo specchio nell'impudore della propria nudità, colla fronte solcata da una ruga profonda. Nei momenti supremi la fanciulla subiva sempre il prestigio di una posa.

Aveva steso sul letto l'ampia veste di raso nero, dentro di raso bianco, colle maniche ad imbuto, enormi, che consentivano tutta la nudità del braccio fino alla spalla: l'infilò, vi disparve. A quel lume delle candele il raso aveva delle ondulazioni di baleni. Poi cacciò i piedi in due pianelline di raso nero, e fece per muoversi udendo rumore nel gabinetto. La Nencia veniva ad informarsi della sua salute da parte del conte Alberto, se le doleva il capo.