—Ma andiamo dunque...—insisteva l'altra, cercando di dissimulare la propria emozione:—che cosa è poi mai? Il signor conte...

—Pss...—l'interruppe, mettendole una mano sulla bocca.

Questa volta fu l'ultima, e la Nencia uscì. Però quel capriccio di costringerla ad aspettare così in agguato non le pareva senza pericolo, se il conte dovesse crederla un'oscena malignità e negarle quindi un posto nella nuova casa maritale. A questo solo pensiero la vecchia si sentiva strozzare. Depose la candela sopra il tavolo e, sulle punte dei piedi, incollò l'orecchio al buco della serratura. Le sembrò d'intendere un sospiro. Attese, credette d'ingannarsi, ma un fruscìo di sibili seguì quel respiro, facendola palpitare di meraviglia. Nel salottino del bagno tutto era buio e silenzio. La vecchia rimase appiccicata all'uscio, indecisa, tornò ad attendere. Per un istante il pensiero le corse a Ida, la quale aveva pianto tutto il giorno per l'invidia del matrimonio di Jela, quasi per unire quel pianto e quel sospiro; ma un secondo sospiro (questa volta era sicura del proprio orecchio) le fece perdere il filo di ogni congettura. Quindi raddrizzandosi indolenzita, gittò senza volerlo per gli scuri socchiusi gli sguardi fuori del cortile, e vide i finestroni della biblioteca illuminati.

—È là dentro,—brontolò con gioia beffarda, pensando che Jela era nell'altra camera ad aspettare lo sposo.

Ma in quella lo scocco d'una porta lontana martellò; la vecchia, percossa da un brivido, non udì un altro fruscìo più distinto. Furono pochi istanti di una profonda ansietà: poi si distinse uno strascico leggero di passi.

—Il signor conte, che viene!

Non aveva ancora finito questo pensiero e cominciato l'altro di rientrare nella camera di Jela, che un rumore più vivo nel salotto la rattenne. Il lume del notturno visitatore passava già sotto l'uscio. La vecchia era tutta una vibrazione, aspettandosi a qualche cosa senza sapere che, nè perchè.

Un'onda di luce ruppe nel salotto e il conte apparve sulla soglia in veste di seta azzurra, con una bugia in mano. Era senza cravatta, ben pettinato. Ad un sibilo stridente, questa volta di un abito, si volse bruscamente. Ida livida, coi capelli disordinati, sorgeva dietro lo specchio, più nera dell'ombra, nella quale s'avvolgeva, inoltrandosi verso di lui come un fantasma.

Gli sbarrò il passo lentamente e, tendendogli la mano, mormorò:

—Aspetto.