La Nencia giunse appena a frenare un urlo.

—No,—brontolò, contendendole la serratura ed impallidendo ella stessa al pallore della fanciulla.

—L'ami dunque molto?—s'intese la voce stridente di Ida, che gli aveva riafferrato la mano.

—Piano.

—È vergine, l'ami per questo? Lo sono anch'io, non perdi nulla nel cambio, ma bada che in quella camera non c'entri. Se mi sfuggissi, sarei capace di inseguirti. Sarò la tua sposa di questa notte, una notte sola per tutta la mia vita! su questa poltrona, che non dirà nulla domani, giacchè tu hai paura. Tu sei un uomo, tu! Spegneremo il lume, non parleremo. Oh! non temere, non urlerò. Sono forte io, mi lascerò uccidere senza un lamento... Mi ami?—seguitò,—che cosa ti costa il confessarmelo? Jela non saprà morire: domani notte farai il confronto, e mi amerai di più. Vi sono ancora dei gladiatori: vedrai come muoiono le vergini!—Ed appoggiandogli una mano sulla spalla, così che i capelli delle loro fronti si toccavano e la fiamma del suo alito gli bruciava le gote, esclamò come se le sfuggissero le parole:

—Non puoi amare tu! sei troppo bello: la passione ti guasterebbe. Tu devi salire sull'amore come su di un piedistallo, e lasciarti ammirare. Ad Atene ti avrebbero votata una statua, io te ne offro un'altra.

Ma questa volta, accompagnando l'atto alla parola, gli si sospese al collo con un bacio. Egli già scosso dall'impeto di quelle frasi tentennò, fece un passo addietro con tutto il suo peso nel petto, così soffocato da quell'abbraccio, che per reggersi dovette respingerle il seno col seno, cingendole col braccio libero la vita.

Ida cedette senza lentare la presa, le loro teste si dibatterono un istante, quando un grido li percosse, e Jela, spalancando l'uscio del gabinetto nell'urlo supremo di una follia, corse ad Enrico, e senza che nessuno dei tre se ne accorgesse gli si attaccò al collo, mentre Ida saltava indietro spaventata.

La Nencia si affacciò sulla porta.

Ida era verde. Vide la vecchia, e in un baleno credette di aver tutto compreso. La sua anima diè un balzo, ma un singhiozzo di Jela l'arrestò. La fanciulla abbandonata sulla spalla di Enrico, il volto sul suo collo, piangeva stupidamente. La camicia troppo fina la lasciava quasi in una nudità da bagno, coi piedi scalzi sul tappeto, una spalla nuda sino alla sommità del seno, e le mani congiunte disperatamente dietro la testa di lui nell'atteggiamento di un terrore fanciullesco ed immenso. La candela del conte, bruciandole quasi una ciocca di capelli dietro il collo, dava alla leggerezza della sua camicia la diafanità di un velo, che le trasparenze rosee della pelle macchiavano lungo il dosso e sui lombi.