—Sì.

Egli l'afferrò timidamente alla cintura, piegò il ginocchio, perchè vi si poggiasse; ma Ida aveva già spiccato lo slancio e si adattava la coscia nel corno, cercando coll'altro piede la staffa. La notte era serena, Febo fremeva.

—Il cancello è chiuso: debbo aspettarla?—le si rivolse aprendo un battente.

—No.

—Non ritorna?

—No.

Matteo si stupì, ma Febo aveva già infilato il collo nell'apertura, cacciandosi innanzi così furiosamente, che egli dovette spalancare tutto l'altro battente per non lasciarvisi schiacciare.

—Ohep!—gridò Ida appena all'aria aperta, lanciandolo al galoppo lungo il muro, per svoltare all'angolo e correre manifestamente al cancello in fondo dello stradone.

—È chiuso! è chiuso!—egli urlò, trascinato da quella furia, che finalmente scoppiava, e balzandole dietro a corsa; ma Febo correva come un cavallo fantastico. Quando egli giunse all'angolo lo vide che aveva già traversato il giardino e si precipitava contro le stagge nere di ferro, a capo del viale fiancheggiato di limoni, sui quali passava come un'ombra la bruna figura della fanciulla curva sulla sua criniera.