—E Ida vale proprio quello che vi costa?
—Più.
Sulla faccia di Jela passò una nube, il duca la vide come il conte, e ne sorrise. Ma a tavola Ida fu ancora il soggetto della conversazione, accarezzato con una esagerazione crudele, come se entrambi si fossero prima accordati per torturare fino a sangue la povera contessina. Il duca soprattutti era insolente. Nel bisogno di rifarsi sugli altri della vecchiaia attribuitagli prima di possedere quella donna singolare, la sua mordacità non aveva più nè tono, nè misura. Ida gli aveva raccontata, svisandola, la storia di quella notte, quando più curiosa che innamorata aveva voluto spiare come i due sposini si abbraccerebbero e il conte l'aveva sorpresa senza poterla sedurre; quindi egli, battuto recentemente dal conte con una ballerina celebre, per rifarsene lo aveva creduto. Anzi lo conduceva egli stesso da lei, per vederli lottare insieme e andarne sempre Enrico colla peggio. Ida era ogni giorno più implacabile contro lui e contro Jela.
Una volta il duca gliene chiese il perchè.
—Ditemi dunque perchè voi stesso serbate rancore a quell'adorabile contessina?
—Io... siete pazza?
Ma Ida lo aveva fissato con tale acutezza, che egli si era confuso, accorgendosi forse per la prima volta della verità di quella cattiva risposta.