Quando il duca entrò nel gabinetto la pendola del camino suonava le undici. Ida era sdraiata sopra una lunga poltrona di raso a scacchi bianchi e neri, colle gambe incrociate e una piccola pantofola, che le si agitava impazientemente fuori della veste. La lumiera della volta, velata di fiori, lasciava nell'ombra l'angolo, dove ella posava innanzi al vecchio maestro, arruffando nervosamente le piume di un parafuoco fatto di un uccello dell'equatore, dalle penne brillantemente colorate e la coda aperta, con un ramoscello di albero fra i piedi.
Il maestro volle alzarsi rispettosamente, ma Ida lo rattenne con un'occhiata, quindi accennando al duca, che si avanzava colla mano tesa e il sorriso sulle labbra, di sedersi, seguitò la discussione. Parlavano di Murger. Savelli ne aveva vantato la profonda tenerezza, il sentimento fine fra quelle girandole di motti spiritosi, sotto quell'apparente volgarità di soggetti; ma Ida si ribellava. Per lei Murger non aveva che dello spirito e non sempre buono, il suo sentimento sapeva di lattime, le sue finezze servivano troppo spesso per una scroccheria.
—È morto all'ospedale dopo avere inutilmente svestite le proprie piaghe su per le piazze, cercando d'impietosire col lazzo quando le lagrime fallivano; mentre Escousse, un altro boemo, forse con altrettanto ingegno ma con più cuore, piuttosto che scendere a tutte quelle bassezze, eseguite con tanto brio e descritte con abbastanza arte, si è ucciso. Non mi parlate di Murger,—seguitava riscaldandosi;—si può leggerlo, ma non si potrebbe invitarlo a pranzo, a meno di non considerarlo come uno scroccone, del quale si ammira la destrezza della mano e della lingua.
—Era povero,—arrischiò timidamente Savelli.
—Quando si è poveri e si vuol farsi una gloria o uno scandalo della propria povertà, bisogna vivere come Antistene o come Diogene.
—Un poeta!
—Perchè scriveva delle poesie! I poeti più che ai versi li riconosco alla vita. Byron, ecco il poeta; ha vissuto come ha scritto, è morto come ha vissuto. Musset, un altro. Un poeta è prima un temperamento, poi un ingegno. Goethe aveva più ingegno di Byron, ma io glielo pospongo. Hugo ha più ingegno di Musset, ma io ammiro Hugo ed amo Musset. Forse il poeta più vero non è quello, che scrive la migliore canzone, ma che commette la più bella follia.
—Perfettamente!—interloquì il duca.
Savelli, che temeva già di tener testa ad Ida, sentendo il duca approvarla si arrese del tutto, ma la fanciulla gli salvò la ritirata stringendosi improvvisamente col duca, che veniva da teatro. Era stato nel palco di Jela all'ultimo atto della Dora di Sardou. Domani sera si rappresenterebbe l'Etrangère di Dumas. Ida, che voleva assistervi, si volse al maestro, perchè la accompagnasse; egli titubava:
—Non è vero che non vi vergognate di me?