—Signorina!—esclamò sorridendo.
Ma questa domanda avea finito di sconvolgerlo. Malgrado la sua poca abitudine del salone, si accorgeva d'essere d'impaccio in quel gabinetto, fra quei due, ad un'ora così avanzata, egli che non frequentava altra casa e soleva coricarsi alle nove di sera, solo nel suo modesto appartamento alla mercede di una vecchia serva.
Gli pareva già di udirla brontolare in cucina. Tutte le sere, che veniva da Ida, bisognava chiedere il permesso, ed era sempre la solita ragione, che glielo faceva ottenere. Ida per mezzo del duca lo aveva fatto nominare direttore di un istituto tecnico con quattrocento lire di stipendio mensile. Questo colpo insperato di fortuna aveva portato alquanto di agiatezza nella vita di Savelli, entusiasmando la serva, umiliata fino allora da quella miseria nei propri talenti culinarii; ma non aveva potuto disarmarla. Per lei la fanciulla era sempre una sfacciata, buona per farsi mantenere dai vecchi, che non innamorava se non dei vecchi; ed egli pure, un vecchio, un professore, si era lasciato prendere come una lasca. E Savelli arrossiva.
Sicuramente sapeva di essere troppo vecchio per innamorarsi di Ida, ma la fanciulla d'oggi non somigliava punto a quella di due anni prima, quando meravigliandolo colla forte elettezza della propria natura gli faceva mormorare con mondano rammarico: peccato che non sia bella! Non era bella ancora, nel senso ordinario della parola, anzi a prima vista non destava nemmeno la simpatia delle persone brutte e squisitamente dotate. La sua fronte troppo seria per quella giovinezza, la sua pelle troppo bruna per quel pallore troppo livido, i suoi occhi troppo neri per essere così grandi, il sorriso sempre sprezzante delle sue labbra, impensierivano e repellevano; si considerava forse la sua testa, se ne ammirava la forza, ma non si poteva accarezzarla, e la simpatia non è se non la facilità della carezza. Ma la severa e nel tempo stesso pomposa eleganza del suo lusso attraeva l'attenzione; le sue arie di testa, il suo portamento, la perfezione plastica del corpo, al quale gli abiti così temerarii di rivelazioni andavano pur così bene; la finezza della sua pelle e la finitezza delle sue estremità, le mani nervose come la branca di uno sparviero e nullameno tanto morbide, il piede piccolo e superbamente arcuato come per calpestare tappeti ed affetti; un'alterigia che le evaporava da tutta la persona, e che ella agitava a onde col più leggero de' suoi moti e il più indifferente de' suoi gesti, le davano una vivezza di originalità troppo rara per una donna. Quantunque cortese e raffinata nelle maniere, un profondo disprezzo trapelava da ogni suo atto e da ogni parola; e vi era tanto orgoglio e tanta seduzione nella sua fisonomia, che sarebbesi detto non avesse voluto esser bella per un calcolo audace delle proprie forze.
—La bellezza nelle donne è come lo spirito negli uomini: si seduce, ma non si conquista;—ella aveva detto.
Infatti era un conquistatore. Nessuna dama era più dama di lei. Avrebbe rinunziato a tutte le altre belle fattezze pur di conservare i piedi e le mani, i capelli e la pelle: il resto se lo traeva dall'anima.
Nessuno gliela aveva insegnata, ma appena ricca da poter rivaleggiare colle vere duchesse, aveva subito trovato quella disinvoltura, che non si acquista se non coll'abitudine del comando. Il suo sorriso aveva delle compiacenze da regina, e la sua fronte delle subite rughe da generale, pur restando sempre fanciulla. Spesso un'ombra di malinconia le sfumava gli angoli imperiosi del volto, e il corpo le si illanguidiva in una soavità di abbandono verginale, mentre gli occhi le si velavano e la bocca le si schiudeva come nel solletico di una carezza, che un sogno le facesse sulle labbra prima di svanire nel soffio di un sospiro.
Savelli, che in tutta la vita non aveva mai conosciuto una gran signora, fu vivamente impressionato di quella metamorfosi. Malgrado l'onestà della propria morale, a poco a poco dimenticò la falsa posizione di Ida, abituandosi a vederle il duca nell'appartamento, quantunque sapesse che glielo aveva ammobigliato egli medesimo spendendo una somma assurda. Il lusso, l'eleganza, la poesia, che ella dava alla sua nuova ricchezza e che la ricchezza le rendeva, gli furono sorgenti di nuove e squisite sensazioni; di giorno in giorno senti più forte la necessità di quella fanciulla, che gli era rimasta nel cuore come un affettuoso ricordo. La loro amicizia rifiorì quindi come un alicante al sole d'inverno.
Ma Ida, che supponendolo assolutamente vecchio lo considerava quasi senza sesso, non aveva scrupolo di riceverlo nel gabinetto della toeletta, persino a letto; aveva per lui delle moine di piccola nipote per il nonno, delle confidenze di fanciulla per la mamma, dei dispotismi di beniamino per il maestro; gli mostrava, gli spiegava, gli offriva tutto il proprio lusso. Ad ogni visita gli presentava un regalo, lo tratteneva a pranzo, lo invitava spesso a tenerle compagnia per il thè, abbandonandosi quindi con lui alle più audaci discussioni filosofiche. Però nelle analisi anche più imprudenti non si erano mai fermati alla posizione di lei col duca, nè all'avvenire, che un altro capriccio o la morte di questi potesse riserbarle.
Egli non l'avrebbe osato per tutto l'oro del mondo, ella sembrava non pensarci; poi Savelli ne avrebbe sofferto. Una gelosia sorda gli rendeva disaggradevole il pensiero del duca, un vecchio come lui, senza nessuna buona qualità, ed ancora tanto ricco e felice da possedere donne come Ida. Savelli, che gli doveva quella nomina a direttore, finiva col sentirsi umiliato della sua indifferenza di gran signore per i clienti; ma bastava che Ida sorridesse, perchè il cuore gli tornasse a battere come ai bei tempi, quando studiava in una soffitta sognando una cattedra all'Università e ristorandosi dello studio nelle braccia di una qualche sartina. Le antiche dissolutezze, seppellite nella memoria da lunghi anni, gli risorgevano improvvisamente nella memoria, come se la morte le avesse colpite nell'ora più felice della loro primavera; si sentiva gli sguardi lucenti, alzava la fronte nell'antico orgoglio dei capelli neri, senza ricordarsi più di nulla, quasi avesse finalmente realizzato il sogno di tante notti insonni, essere l'amante di una gran signora.