La ottomana aveva ingoiato tutto il corpo di Ida, l'ombra addossatavisi aveva divorato tutto il corpo di Savelli: non restavano che le due facce.

Savelli, una mano sulla spalliera della poltrona, le prese una ciocca di capelli, esaminandone, con quell'attonitaggine che pare il morto irrigidimento di una attenzione troppo prolungata, i fili radi, di una finezza di seta, quasi crepitanti fra le dita. Quindi si ricordò improvvisamente senza saper come il proverbio contadino: «regge più un pelo di donna che un canapo da carro», che egli aveva tante volte ripetuto al caso di qualche follia amorosa colla bonomia leggermente ironica dei vecchi saggi, senza accorgersi che quel ricordo era forse l'ultimo avviso della coscienza. L'odore della donna lo aveva ubbriacato. Ella non faceva un moto.

Forse la lassitudine del bagno, apprendendosele all'anima, gliene assopiva gl'istinti gagliardi e i fieri sentimenti. Si sentiva prostrata. Quel raccoglimento quasi di cappella e quel calore del gabinetto senza un fiore, uno specchio, un ricordo, una speranza di uomo, che ella si era composto in un giorno di orgoglio intellettuale per sottrarsi a tutto il mondo e sognare, le dava le lubriche mansuetudini, gl'incerti desiderii della notte a letto, nel silenzio della penombra, quando le vesti caddero dal corpo come i disegni e le preoccupazioni dallo spirito, e le due nudità si sdraiano in un morbido impudore. Le pareva di annegare nella ottomana come in una gora di raso tiepido, che le si apriva sotto con un romorio di fremiti accarezzandole le carni, fasciandola come in una grande moina dalla radice del collo ai piedi sporgenti asciutti sul tappeto.

La poltrona, larga quanto un lettino e quasi lunga altrettanto, le si abbassava con una curva sapiente sotto il dosso, rialzandolesi al capo con una mollezza di guanciale.

Ida alzò gli occhi e sorprese Savelli, che le guardava il seno.

La fanciulla ebbe un palpito.

—Perchè tacete?—gli domandò colla sua voce più dolce.

Savelli non rispose, tornò ad arrossire; poi levandosi come chi prenda una risoluzione, rimase ancora colla mano appoggiata sulla spalliera.

Ella non disse altro. Savelli, che aspettava una parola, interdetto da quel silenzio si smarrì di nuovo.