Ad un tratto questa lo interruppe:

—È orribile! Essere arrivata a quarant'anni senz'amanti ed incontrarsi in un geloso, che vi ammazza.

—Infine lo ha avuto: può ringraziare la provvidenza.

—La provvidenza ha delle ironie formidabili,—esclamò la fanciulla, che si era alzata nervosamente.—La provvidenza, che rende cieco Galileo e sordo Beethoven, che ispira ai missionari il coraggio apostolico per scoprire i selvaggi e manda poi sulle loro orme i soldati che li spodestano e li distruggono! Ironia per il catecumeno ed il catechista: non è vero, Savelli?

Ma senza dargli tempo di rispondere gli andò incontro.

—Siete stanco: aspettate, adesso vi libero.

—Duca,—lo chiamò:—la trottata di questa mattina mi ha affranto; mi corico presto, perchè ho bisogno di montare a cavallo per rimettermi in esercizio. Se volete v'invito ad ammirarmi; non voi, Savelli: voi farete qualche cosa di meglio, mio caro maestro, farete scuola, e non farete più un'altra allieva come Ida. Voi, duca, dovreste accompagnarmi in carrozza: intanto, giacchè l'avete alla porta, riconducete Savelli.

—Signor duca, io non permetterò mai...

—È inutile, poichè sono io che ordino: andatevene, siate buono. È tardi, Savelli abita lontano. Datemi un bacio sulla fronte.